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Arte, Alètheia – Le Teste di Sale di Simona Sala 

Una rappresentazione artistica delle stragi dei nostri tempi

 

Oggi, all’interno dell’Antico Granaio del Parco e dell’Atelier d’arte di Villa Greppi (Monticello Brianza, LC) si inaugura la mostra collettiva delle opere prodotte dagli artisti partecipanti al progetto Residenze d’Artista, promosso dal Consorzio Brianteo Villa Greppi.

Tra esse, le opere di Simona Sala, artista poliedrica, che con le sue Teste di Sale si fa portatrice di un’arte amara e testimone dei nostri tempi, a cui è approdata attraverso lo sviluppo del concetto di svelamento dell’individualità, l’Aletheia greca, sottolineando l’urgenza di “sollecitare il testimone che abita in ognuno per metterlo davanti all’incontro con l’altro”.

Con le sue Teste di Sale l’artista rappresenta in modo tanto crudo quanto graffiante la dispersione delle identità in transito, anime e storie di cui sembra non poter rimanere nulla, se non un’impermanente impronta sulla sabbia e il flebile soffio trasportato dal vento di aliti sopiti troppo precocemente.

 

Arte, Alètheia – Le Teste di Sale di Simona Sala

Identità a cui sarà possibile risalire solo mediante l’esame del DNA dei denti, unici resti in grado di far risalire agli individui a cui sono appartenuti, vittime di traiettorie infauste e interrotte per sempre. 

Evocative dei finissimi granelli del deserto tanto quanto del sale del Mediterraneo, le opere di Simona Sala sembrano riuscire pienamente nel proprio intento: quello di svelare – da “togliere il velo” – ciò che ai nostri occhi, sempre più ciechi, dovrebbe essere dato vedere una volta per tutte. 

La sospensione dell’umanità e la persistenza di una in(-)coscienza collettiva, bloccata nell’impossibilità di riconoscere il riflesso della propria immagine e, per via di essa, l’Altro da Sé.

Ecco che, attraverso la sua funzione di sublimazione del dolore, l’arte ci dà speranza e ci fornisce un linguaggio universale in grado di trascendere dall’umana dotazione, proiettandoci verso la conoscenza, il sapere, le corde vibranti dell’inconscio collettivo. 

Ma se è vero che l’arte è catarsi, il suo fine ultimo non può che essere quello di restituire responsabilità alla coscienza. In questo senso, l’arte è purificatrice ma non assolve, bensì svincola dall’oblio e rivela, mai come in questo caso, quanto ferocemente rimosso.

Sembra che il fine sia stato raggiunto.

“Abbiamo l’arte per non morire di verità” (F. Nietzsche). 

Sarà possibile visitare l’esposizione fino a domenica 13 giugno.

 

di Serena Vitulo

 

Per approfondimenti:

https://www.instagram.com/simona_sala_/?fbclid=IwAR0y91c4O2WGBnCinb9MY4CkEvRE1KUVZb4-EWx9nmIldcHfiMeGTqqhaCw

 

 

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