Home » L’Arte in espatrio: la creatività come risorsa personale e professionale

L’Arte in espatrio: la creatività come risorsa personale e professionale

Per gli artisti emigrare può significare affrontare un percorso difficile, ma trasformare il percorso migratorio in opera d’arte è un vantaggio esclusivo per questa categoria

Le motivazioni che spingono una persona a espatriare possono essere molteplici. Offerte di lavoro, ricerca di nuovi percorsi di vita o volontà di seguire o raggiungere una persona cara sono quelli più noti e presenti nell’immaginario collettivo.

Meno “chiacchierata” ma a tutti nota è la ricerca di opportunità nell’ambito dell’ambiente artistico. I trasferimenti all’estero, la multiculturalità sono aspetti presenti nelle vite di molti artisti.

Basti citare il cantautore folk John Denver, un esempio di vero e proprio third culture kid 1. La sua vita è costellata di spostamenti e traslochi di città in città sin dall’infanzia, e l’artista ripropone il tema del viaggio in molti dei suoi pezzi attingendo dalla propria esperienza.

Se l’esperienza d’espatrio si trasforma in arte

Ecco che il viaggio e l’espatrio possono rappresentare non solo un bacino da cui attingere per costruire narrazioni sotto forma di elaborato artistico, ma soprattutto possono rivelarsi un potente strumento per ampliare le proprie possibilità creative e di lavoro.

In questo senso un esempio lampante è rappresentato dalla carriera del cantautore inglese David Bowie, il quale nel 1976 decise di trasferirsi a Berlino Ovest.

Lì venne in contatto con una musica “nuova” che ispirò fortemente i suoi lavori, dando vita a quella che oggi viene chiamata la “Trilogia di Berlino” che segnò una svolta storica della sua carriera e della musica rock di quegli anni.

Non solo la musica, ma anche il cinema, le arti figurative e il teatro sono permeati di artisti che hanno scelto di intraprendere periodi di espatrio più o meno lunghi in funzione della propria carriera.

Anche gli expat italiani non sono da meno. Graphic designer, artisti figurativi, attori e musicisti lasciano il nostro paese (non necessariamente in maniera definitiva) per proiettarsi verso un ambiente che sia in grado di favorire il proprio percorso.

L’arrivo, il periodo più difficile

Nei racconti di numerosi artisti o professionisti del modo dell’arte, esperienze che si possono trovare sul web, come narrazioni di viaggio in blog e siti dedicati al tema dell’espatrio, viene spesso posto l’accento sul momento dell’arrivo2.

Per tante persone il primo periodo è quello più critico. Si devono in qualche modo “tradurre” le proprie capacità e qualità nel contesto d’arrivo, uno scenario che spesso si rivela meno permeabile di quanto le aspettative riposte l’avevano immaginato. Allo stesso tempo occorre trovare una casa, qualche scuola di perfezionamento, una comunità interessata a quello che si ha da proporre e, a volte, anche una professione che serva a mantenersi mentre si tenta di familiarizzare con la nuova realtà.

Si conoscono poche persone, ci si sente soli, e i risultati faticano ad arrivare. Il rischio che ci si possa convincere del fallimento del proprio progetto migratorio è reale, quanto quello di arrivare a pensare di non aver nulla da dire sul piano professionale.

Abbiamo spesso parlato di come il momento di arrivo e la conseguente integrazione nel nuovo contesto siano dei momenti fondamentali.

Occorre saper far fronte al disorientamento di un mondo che non si conosce3 e saper affrontare l’effettiva perdita di una ‘casa psichica4, intesa come un ambiente familiare all’interno del quale i significati possono essere padroneggiati e comunicati con facilità.

Percepire e accettare

Riuscire a trovare una dimensione in cui poter raccontare tutte queste difficoltà, rielaborarle e conferire un nuovo significato ai propri vissuti è di vitale importanza per percepire l’esperienza di espatrio come una parte integrante della propria identità ed accettarlo anche nei suoi aspetti più complessi e rischiosi.

Proprio in questo frangente la creatività, e con essa la sua rielaborazione sotto forma di opere artistiche, può rappresentare un importante canale espressivo e di riappropriazione di questa esperienza5.

Così come Fellini nel suo Amarcord fortemente autobiografico rielabora eventi personali ed intimi in chiave creativa, allo stesso modo numerosi, e per lo più sconosciuti, expat contemporanei portano le loro esperienze migratorie alla ribalta, sui palchi e sugli schermi di mezzo mondo.

Per alcuni6 questa chiave di interpretazione, oltre che un buon successo professionale, rappresenta un momento costruttivo e di risoluzione.

Permette loro di riconnettersi con alcune parti dolorose e poco esplorate della propria storia e riallacciare i ponti con un passato che volevano estromettere dalla nuova vita.

L’arte permette di narrare le difficoltà di essere expat li ha messi nella condizione di osservare se stessi da un altro punto di vista e trasformare ciò che prima era una difficoltà in un’importante risorsa.

Pur rimanendo un aspetto particolare di un fenomeno molto più vasto, la migrazione per motivi legati all’espressione artistica può essere letta attraverso una prospettiva molto interessante.

Arte e creatività possono rappresentare un vero e proprio alleato in un percorso di emigrazione, in cui le ambiguità dei molteplici linguaggi e gli aspetti disorientanti a volte mettono sotto pressione il proprio senso di identità.

 

NOTE

1.       Termine da intendere così come definito dal testo: Pollock, D. C., Van Reken, R. E., & Pflüger, G. (2009). Third culture kids. London: Nicholas Brealey Publishing.

2.       Le fonti a cui poter rimandare questa affermazione sono molteplici, qui si rimanda al sito www.expat.com che raccoglie numerose storie di italiani all’estero, tra cui molti artisti, in cui il tema del dell’arrivo è spesso raccontato con particolare enfasi

3.       Una esauriente descrizione di questo particolare aspetto dell’arrivo in un nuovo paese si può reperire in: Grinberg, L., & Grinberg, R. (1990). Psicoanalisi dell’emigrazione e dell’esilio. F. Angeli.

4.       Concetto elaborato dalla psicoterapeuta statunitense Pratyusha Tummala-Narra. Tummala-Narra, P. (2009). The immigrant’s real and imagined return home. Psychoanalysis, Culture & Society14(3), 237-252.

5.       Molti approcci psicoterapeutici vedono nella creatività e nell’arte un’importante risorsa per far fronte a numerose tipologie di disagio. Uno degli approcci che più sottolineano l’importanza di questo ruolo è quello di alcuni teorici della Gestalt come Joseph Zinker e Violet Oaklander. Parimenti altre pratiche psicoterapeutiche si muovono verso l’arte e la creatività; un esempio è ben rappresentato dalla tredicesima conferenza della IARPP (International Association of Relationa lPsychoanalysis and Psycholgy) tenutasi a Roma nel Giugno del 2016 centrata sull’importanza delle prospettive che l’arte è in grado di fornire alla pratica clinica e al benessere psicologico più in generale.

6.       Un esempio di questa riconnessione è rappresentato dall’artista Sara Ciuffetta nel suo libro “Mi sono passati circa dieci mesi..” In cui narra utilizzando le sue illustrazioni le difficoltà della vita da artista expat a Berlino.

Riserva il tuo colloquio di accoglienza gratuito

Riceverai una email di risposta entro 48 ore


    Riserva il tuo colloquio di accoglienza gratuito

    Riceverai una email di risposta entro 48 ore











      × Contattaci