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I diritti dei bambini nell’ambiente digitale

A Marzo 2021 le Nazioni Uniti hanno pubblicato un documento con cui viene ampliata la convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (CRC – Convention on the Rights of the Child) anche agli ambienti digitali. Un passaggio molto importante che sposta l’attenzione dai pericoli/rischi della rete, pur presenti e quindi richiamati anche in questo documento, alle opportunità che il digitale offre.

 

 

“L’ambiente digitale sta diventando sempre più importante in molti aspetti della vita dei bambini”. Con queste semplici parole si apre il documento con cui viene aggiornata la convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (CRC – Convention on the Rights of the Child). A Marzo 2021 le Nazioni Uniti hanno infatti pubblicato un documento che va ad ampliare i diritti dei bambini anche in ambito digitale.
Mettendo finalmente nero su bianco l’importanza che il digitale riveste per la crescita e lo sviluppo sano dei bambini. Un passaggio a mio avviso molto importante che sposta l’attenzione dai pericoli/rischi della rete, pur presenti e quindi richiamati anche in questo documento, alle opportunità che il digitale offre. L’ambiente digitale, si legge ancora nell’introduzione, “offre nuove opportunità per la realizzazione dei diritti dei bambini, ma pone anche il rischio della loro violazione o abuso”. 

Dire che tutti i bambini e i ragazzi del mondo, anche quelli che vivono in condizioni critiche, devono avere la possibilità di accedere a Internet significa di fatto rilevare l’importanza che la rete ha per tutti gli esseri umani. Non solo non ne possiamo fare a meno, ma il non tenere conto dello sviluppo e della crescita di questi nuovi ambienti nella vita di tutti noi rischia di ampliare le diseguaglianze esistenti e crearne delle nuove. Allargare i diritti dei bambini e degli adolescenti anche all’ambiente digitale significa inoltre gettare le basi per un utilizzo più giusto e corretto degli ambienti digitali. 

 

diritti dei bambini

 

NON DISCRIMINAZIONE

Il primo principio generale con cui si apre il documento è quello relativo alla non discriminazione. Si legge che tutti i bambini, ovviamente tenendo conto dell’età e delle capacità, devono potere avere accesso a Internet. Gli Stati devono quindi adoperarsi per creare le condizioni necessarie affinché questo possa verificarsi.
Non solo creando luoghi di accesso alla rete gratuiti ma anche implementando progetti volti ad accrescere la conoscenza di quegli ambienti. Sappiamo bene che non basta avere la connessione a Internet, bisogna anche avere gli strumenti per poterci entrare in maniera sicura.

L’accesso alla rete è quindi il primo punto. Ma non basta. Si può venire discriminati infatti anche ricevendo comunicazioni di odio o trattamenti non giusti da parte dei servizi digitali stessi. Qui si fa accenno ai vari sistemi automatizzati, legati ad esempio al filtraggio delle informazioni o alla profilazione, che in qualche modo potrebbero operare delle discriminazioni.

La Commissione chiede quindi agli Stati che vengano adottate misure per tutelare la discriminazione sulla base del sesso, della disabilità, del background socioeconomico, dell’origine etnica e della lingua. E ancora: dei bambini delle minoranze, dei richiedenti asilo, rifugiati e migranti, dei bambini e ragazzi omosessuali, transgender e intersessuali, di quelli vittime di sfruttamento, di quelli che sono stati allontanati dalla famiglia di origine e di quelli  che sono privati della libertà. Di tutti quei bambini che si trovano in situazione di vulnerabilità. 

Ho scelto di riportare l’elenco quasi completo presente sul documento perché penso ci faccia toccare con mano un punto a mio avviso cruciale. Parlare di digitale, di internet, non significa rivolgersi a un mondo diverso da quello che abitiamo tutti i giorni. No. Gli ambienti digitali fanno parte della nostra quotidianità ed è importante rendersi conto di come certe discriminazioni possano perpetuarsi anche all’interno della rete. Oppure, come dice questo documento, di come la rete possa amplificarle attraverso i suoi meccanismi non sempre trasparenti. 

 

 

AGIRE NELL’INTERESSE DEI BAMBINI

Nel secondo principio generale l’attenzione si sposta sulle nuove tecnologie. Pensate inizialmente non certo per i bambini ma diventate nel corso del tempo una parte importante della loro vita. I ricercatori del Joan Ganz Cooney Center, un centro di ricerca indipendente con sede negli USA  che si occupa di educazione digitale, qualche anno fa avevano parlato a tale proposito di pass-back effect.
Gli smartphone pensati per gli adulti venivano passati ai bambini durante i viaggi in macchina. Il
pass-back si riferisce proprio al passare il telefono indietro, sui sedili posteriori, dove stanno seduti i bambini. 

Ora che sappiamo che i bambini utilizzano queste tecnologie, la Commissione chiede agli Stati di assicurarsi che l’interesse dei minori venga tenuto in massima considerazione in tutte le fasi di progettazione e sviluppo di questi ambienti. Si chiede inoltre di vigilare affinché tutti i diritti dei bambini vengano garantiti anche su Internet. Il diritto a fare ricerche, a ricevere e diffondere informazioni, a essere protetti da attacchi e a poter esprimere il proprio parere. Infine, ad assicurarsi che ci sia massima trasparenza nei criteri applicati per garantire l’interesse dei bambini.

 

internet

 

 

DIRITTO ALLA VITA, ALLA SOPRAVVIVENZA E ALLA CRESCITA

Questo principio generale pone l’accento sui rischi che bambini e adolescenti possono trovare su Internet. Contenuti inappropriati, istigazione a compiere atti autolesivi, cyberaggressioni, abusi di tipo sessuale…La Commissione chiede agli Stati di identificare i rischi emergenti e di ascoltare l’esperienza che i minori possono portare. Anche da loro può arrivare un importante aiuto per definire i problemi presenti.

Questo terzo principio è quello che più tiene in conto i pericoli della rete. Viene infatti detto che i dispositivi digitali non devono diventare dannosi e che non possono sostituire i rapporti interpersonali tra i bambini e i genitori. Un’attenzione particolare deve quindi essere posta soprattutto ai primi anni della vita dei bambini. Ma anche più tardi, durante l’adolescenza. Genitori, educatori, insegnanti devono infatti essere formati a partire dalle ricerche che stanno approfondendo gli effetti delle tecnologie digitali nella crescita dei minori.

Pur non negando i rischi presenti, con questo principio si sottolinea l’importanza di partire dalle ricerche. Troppo spesso, infatti, i pregiudizi nei confronti delle nuove tecnologie rischiano di far perdere di vista l’importanza che queste rivestono per la crescita dei bambini e degli adolescenti. 

 

 

RISPETTARE IL PUNTO DI VISTA DEI MINORI

Gli ambienti digitali danno a bambini e ragazzi la possibilità di portare il proprio punto di vista su argomenti di loro interesse. Per questo, nel quarto principio si dice che l’uso delle tecnologie digitali può migliorare la partecipazione dei minori alla vita pubblica, dai piani locali a quelli nazionali. Bisogna quindi dare l’opportunità ai ragazzi di esprimersi e garantire che il loro sguardo verrà preso in considerazione. 

Anche in questo caso, la Commissione chiede agli Stati di formare bambini e ragazzi affinché possano godere pienamente di questo diritto. Non tutti, infatti, partono dallo stesso punto ed è bene non dimenticarlo mai. Aspetto più importante, con questo principio si sancisce l’importanza della partecipazione politica dei minori. Non possiamo più farne a meno. D’altra parte le tecnologie non solo consentono un’accesso all’informazione sempre maggiore, ma creano anche le condizioni per una partecipazione più diretta e immediata.

 

PARTIRE DALLE OPPORTUNITÀ

Il documento non si esaurisce qui. La sua complessità e la varietà dei temi che affronta richiede certamente ulteriori approfondimenti. Dal mio punto di vista, allargare i diritti di bambini e adolescenti al digitale è un ottimo punto di partenza. Forse un po’ in ritardo, potremmo pensare.
Ma sappiamo bene che la velocità con cui le tecnologie si sono sviluppate non può essere la stessa di noi esseri umani. Probabilmente siamo arrivati con un po’ di ritardo, ma vista la complessità del tema non credo sia un male. Anche perché leggendo i 125 punti di questo commento generale, si ha finalmente la piacevole sensazione che qualcosa stia cambiando. Non si parte dai rischi o dai problemi, ma dalle opportunità. E si chiede agli Stati di vigilare con più attenzione rispetto a quanto fatto finora, perché se è vero che internet offre nuove opportunità per la realizzazione dei diritti dei bambini, pone anche il serio rischio della loro violazione o abuso.

 

 

di Alberto Rossetti

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