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Il virtuoso mondo del lavoro irlandese

Vivere a Dublino: la storia di Daniela

 

Una delle principali motivazioni per cui si sceglie di spostarsi all’estero è il lavoro: secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro delle Nazioni Unite, nel 2017 erano circa 164 milioni i lavoratori migranti nel mondo, pari ai due terzi dei migranti internazionali.

Se pensiamo al nostro Paese, l’Italia, molte persone migrano per trovare condizioni lavorative più favorevoli dal punto di vista economico e contrattuale. Altre sperano di potere esercitare all’estero una professione che nel luogo di origine è poco riconosciutaa. C’è invece chi  sceglie di svolgere una occupazione “temporanea” per apprendere la lingua e fare una esperienza di crescita, con la prospettiva di un successivo rientro in patria. 

Uno dei nodi centrali di questo tipo di esperienza migratoria, indipendentemente dalla specifica motivazione che spinge alla migrazione, è capire come integrare le competenze maturate nel luogo di origine con quelle apprese all’estero. L’integrazione delle competenze può essere un processo complesso, soprattutto se queste vengono acquisite in contesti culturali diversi.

Spesso accade che chi rientra in Italia dopo anni di lavoro all’estero, si senta disorientato nella ricerca di un nuovo impiego: è consapevole di avere appreso molto, ma fatica a stabilire una continuità tra le esperienze italiane e quelle svolte altrove.
Similmente, chi decide di stabilirsi all’estero può avere difficoltà a valorizzare il percorso professionale svolto in Italia. Costruire un percorso di carriera coerente e orientato ad una precisa meta professionale, rappresenta un punto di partenza fondamentale per svolgere una efficace ricerca di impiego.

Per comprendere più da vicino il percorso lavorativo degli italiani espatriati, ci siamo fatti raccontare l’interessante esperienza di una giovane professionista torinese migrata a Dublino.

Daniela è una imprenditrice che si occupa di consulenze strategiche in marketing, rivolte a piccole e medie aziende. Per realizzare il suo obiettivo professionale, l’esperienza come expat in Irlanda è stata cruciale perchè, come lei stessa afferma, le ha consentito di integrare “la sua creatività, tutta italiana, con il pragmatismo tipicamente anglosassone“, qualità entrambe fondamentali nel suo settore lavorativo. 

 

Il virtuoso mondo del lavoro irlandese

Vivere a Dublino

 

Ma partiamo dal principio: Daniela nel 2003 decide con una certa fermezza che è giunto il momento di vedere con i suoi occhi cosa c’è nel mondo fuori, quali differenze o similarità può incontrare rispetto al contesto di vita da cui proviene. Daniela vuole soprattutto capire se esiste una alternativa al mondo del lavoro italiano. Ci racconta che prima di partire per l’Irlanda aveva già maturato una buona esperienza professionale, lavorando come addetta marketing e comunicazione soprattutto per aziende in ambito artistico e culturale.


Dei diversi contesti aziendali che ha potuto conoscere in Italia, nota alcuni elementi comuni: le dinamiche relazionali spesso governate dal potere, la mancanza di rispetto per il lavoro dell’altro, la carenza organizzativa dei processi di lavoro, la difficoltà ad operare in team.


Per Daniela la scelta di vivere a Dublino risponde anche al bisogno di capire se esiste un mondo del lavoro più virtuoso e sensibile alle risorse umane.
Per trovare una risposta a questa domanda, sin dal suo arrivo in Irlanda, Daniela svolge numerosi impieghi. Dapprima fa l’hostess di terra per una compagnia aerea, un lavoro stressante con orari impegnativi ma che le consente di perfezionare la lingua, accedere ad un regolare contratto di affitto e iniziare a costruirsi una rete di contatti.
Successivamente riesce a trovare impiego nel settore che le interessa e verso cui nutre una grande passione, quello dell’arte. Viene assunta prima alla Royal Hibernian Accademy e poi all’Irish Museum of Modern Art, dove si occupa di marketing e comunicazione.

Al termine di queste interessanti esperienze decide, insieme ad una collega, di operare come freelance nell’ambito della comunicazione. Riesce così a mettersi in proprio e a costruirsi una professione tutta sua in un arco di tempo molto breve, se paragonato alle tempistiche necessarie per raggiungere lo stesso obiettivo in Italia.  

Il mondo del lavoro descritto da Daniela appare decisamente virtuoso. Nella maggiore parte di ambienti con cui è entrata in contatto, veniva premiata la competenza, c’era un buon livello di organizzazione che consentiva di svolgere con tranquillità le proprie mansioni. Formazione e aggiornamento delle risorse umane erano fortemente incoraggiate, tanto che mentre lavorava ha potuto conseguire due diplomi professionali nel settore digitale, avendo il completo appoggio dell’azienda per cui operava. 

Passati 9 anni, Daniela sente che l’esperienza in Irlanda si sta esaurendo. La vita a Dublino le ha lasciato tanto, umanamente e professionalmente. Le ha aperto la mente dandole modo di sperimentare un modo alternativo di vivere, in particolare, il mondo del lavoro. Ha capito che il “Yes We Can” è davvero possibile e, forse, è arrivato il momento di provare a spendere in Italia il bagaglio di competenze che ha maturato con fatica ed entusiasmo in Irlanda.

Ma come è andato il rientro in patria? Daniela ci racconta che all’inizio è stato un po’ uno “shock” tornare nuovamente in contatto con la cultura aziendale italiana. Tutto il know how appreso all’estero risultava difficile da proporre in un contesto dove si tendono a valorizzare elementi completamente diversi.


Daniela, grazie al suo carattere determinato e ad un obiettivo prof
essionale ben definito, è stata in grado di delineare un piano di carriera “personale” integrando le competenze nel settore del marketing, con le conoscenze acquisite durante la formazione nel digitale svolta in Irlanda.
È riuscita a
creare un intelligente connubio tra le capacità di problem solving e creative thinking, tipicamente italiane, e l’approccio anglosassone al lavoro, caratterizzato da organizzazione e progettualità. È stata determinata e paziente, perchè ha impiegato 5 anni per realizzare il suo obiettivo professionale, un tempo lungo, forse più lungo che in altri Paesi.

L’esperienza di vita in Irlanda ci sembra sia stata determinante nel rendere Daniela la professionista di oggi, come forse è accaduto a molti italiani che, dopo un percorso lavorativo all’estero hanno deciso coraggiosamente di rientrare in Italia.Daniela è stata capace di creare un filo rosso tra il percorso lavorativo svolto all’estero e le esperienze maturate in Italia. Ha integrato dentro di sè le competenze apprese in contesti molto diversi, superando la contraddizione tra universi lavorativi quasi opposti.


Non tutti però riescono a trovare questo filo rosso e finiscono per restare penalizzati nella ricerca di una nuova occupazione o nella transizione da una posizione lavorativa ad una altra.
È decisamente complesso mantenere al contempo uno sguardo dentro e fuori di sè, per individuare le proprie capacità e stabilire un link tra di esse e le richieste del mondo del lavoro. 

Nei momenti di difficoltà, quando la strada da percorrere per portare a termine il proprio progetto professionale appare nebulosa, può essere utile svolgere un Percorso di Orientamento (ne abbiamo parlato qui). Con il supporto di un Orientatore è possibile dare il giusto rilievo al bagaglio di competenze possedute, stabilire una continuità tra esperienze attuali e pregresse, valorizzare la propria identità professionale. Un lavoro importante, da svolgere con cura e attenzione, perchè può incidere sulle scelte personali e sulla vita futura.

 

di Bianca Casella

 

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