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Le molteplici forme della resilienza

Nel parlare di migrazione all’interno di una cornice psicologica spesso si tende a porre l’attenzione sulle difficoltà che intraprende un percorso di questo tipo potrebbe essere costretto ad affrontare. Un po’ meno spesso ci si sofferma sulle competenze individuali, di gruppo, di comunità e culturali che queste persone possiedono o divengono, col tempo, capaci di attivare.

Una delle competenze maggiormente efficaci per chi decide di portare avanti una traiettoria migratoria è la resilienza. In psicologia la resilienza non indica tanto, come spesso si crede, la capacità che ci permette di far fronte ad eventi a noi avversi, ma piuttosto una serie complessa di abilità volte a controllare gli eventi e la ricostruzione di un percorso di vita funzionale al nostro benessere (Vanistendael e Lecomte, 2000).

Non esiste infatti una strategia univoca nel mantenere l’equilibrio a seguito di eventi traumatici o particolarmente stressanti come spesso possono essere le migrazioni; ed è per questo che sarebbe opportuno parlare percorsi di resilienza multipli e poco prevedibili in cui le caratteristiche proprie degli individui si mescolano a quelle dei vari contesti.

La resilienza non è mai assoluta, totale, acquisita una volta per tutte ma varia a seconda delle circostanze, della natura del trauma, del contesto e dello stadio di vita; si può esprimere in modo differente secondo le differenti culture (Manciaux, Vanistendael, Lecomte & Cyrulnik, 2005).

In questo senso le persone oltre a subire gli effetti dell’ambiente, hanno anche un ruolo attivo nel modellare le situazioni di cui fanno esperienza. Uno stesso evento, a seconda del momento in cui avviene, non avrà gli stessi effetti, poiché la persona, a seconda delle circostanze, è differente.

In molti studi condotti per approfondire come e quanto la resilienza risulti importante nell’adattamento della persona al processo migratorio è stato messo in luce come questa abilità sia legata alle proprie condizioni socio economiche, allo status che si riesce ad ottenere nel contesto d’arrivo e all’intolleranza della comunità ospitante percepita dal soggetto(Leo et al.,2017). Tuttavia esiste un altro ordine di elementi che potremmo definire maggiormente inerenti alle caratteristiche interne dell’individuo.

Le persone resilienti in questa accezione sono individui che trovano in se stessi, nelle relazioni umane, nei contesti di vita gli elementi e la forza per superare le difficoltà. Lo stress delle persone migranti è rilevante finché non si adottano misure adeguate per affrontare la situazione problematica e alleviare la situazione stressante che, se prolungata, può portare a bassi livelli di autostima e di soddisfazione di vita e, in casi estremi, a forme più o meno gravi di disagio e malattia (Leo et al, 2017). L’importanza di rielaborare in forma creativa le difficoltà sembrerebbe un aspetto centrale per far fronte alle difficoltà di adattamento che si manifestano in contesti così mutevoli.

Boris Cyrulnik sostiene che le storie di resilienza non sono un racconto di successo, bensì la storia di un individuo (o di un gruppo) che inventa una strategia nuova per ritornare alla vita. Un aspetto determinante per lo sviluppo di abilità di resilienza in contesti migratori sembrerebbe avere a che fare con la capacità di rinegoziare la propria identità. Un percorso in cui la propria lingua madre assume un ruolo centrale. Il linguaggio è spesso utilizzato per trovare una propria identità e la scelta della lingua nel raccontare le proprie difficoltà di adattamento al nuovo  contesto potrebbe essere utile nel dare senso alla preferenza di alcune identità rispetto ad altre. Gli elementi costitutivi dell’identità etnica non sono né semplici né unidimensionali. Gli individui infatti, possono mantenere identità multiple e costruire varie combinazioni che permettano loro la gestione di ambiti differenti (Leo et al, 2017). In un contesto dinamico come può essere quello di un momento di ricombinazione della definizione della propria identità, un supporto psicologico potrebbe chiarire alcuni aspetti nei difficile comprensione in un momento così intenso come l’arrivo in un nuovo contesto di vita.

Cyrulnik, B. (2005). Costruire la resilienza. La riorganizzazione positiva della vita e la creazione di legami significativi. Edizioni Erickson.

Leo, G., Papadopoulos, R. K., Moro, M. R., Francesconi, M., di Fasano, D. S., Rigon, G., & Martelli, M. (2017). Psicoanalisi, luoghi della resilienza ed immigrazione (Vol. 7). Lulu. com.

Manciaux, M., Vanistendael, S., Lecomte, J., & Cyrulnik, B. (2001). La résilience: état des lieux. Cahiers medico sociaux, 13-20.

Vanistendael, S., & Lecomte, J. (2000). Le bonheur est toujours possible: construire la résilience. Bayard.

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