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Nuovi Migranti: Traiettorie e Aspettative di Giovani dell’Europa del Sud

All’interno del percorso di formazione che Transiti sta offrendo ai propri psicoterapeuti, lunedì 16 aprile è stato affrontato il tema dell’emigrazione giovanile. Roberta Ricucci, professore associato in Sociologia dei processi culturali e comunicativi nel Dipartimento CPS dell’Università degli Studi di Torino, e membro del comitato scientifico di Transiti ha esposto alcuni risultati inerenti a un suo lavoro di ricerca dal titolo The New Southern European Diaspora: Youth, Unemployment, and Migration (2017), volto ad indagare la narrazione del proprio progetto migratorio in giovani italiani spagnoli e portoghesi trasferitisi a Londra e Berlino.

Trattasi di quelli che, facendo appello al senso comune e alla narrazione massmediatica, chiameremmo i cervelli in fuga. Una fetta considerevole della popolazione giovanile che fugge dal proprio paese non più in grado di offrire un dignitoso stile di vita. In questa cornice i temi della dispersione dei talenti e del carattere forzato della partenza rappresentano il punto fermo della maggior parte delle riflessioni proposte.

Tuttavia, esplorando i risultati di questo lavoro l’orizzonte sembrerebbe assai diverso. Dalle narrazioni degli intervistati infatti sembra essere presente una sorta di rifiuto nel vedersi come migranti, termine troppo legato ai temi di necessità e di miseria: si sentono parte di una “generazione mobile” non caratterizzata da quegli aspetti di povertà e miseria che la parola “migrante” porta con sé. Dei “cittadini del mondo” insomma, che non si spostano perché obbligati dall’immobilismo del proprio paese, piuttosto lo fanno per ampliare i propri orizzonti, per crescere professionalmente e per arricchirsi anche in vista di un eventuale ritorno con un curriculum potenziato.

Si evince come sia forte l’esigenza di imporre a loro stessi una nuova identità di soggiornante, che si sposta in cerca delle migliori opportunità di crescita personale. Una migrazione doppiamente mobile la cui traiettoria sembra intrecciarsi con gli eventi personali e professionali non pianificati che accadono durante il percorso. Un’occasione di riscatto per chi è cresciuto e si è formato all’interno di un decennio caratterizzato da stagnazione economica e da poche possibilità di sviluppo.

Andando più in profondità Ricucci fa notare come ci siano alcuni importanti dati reali che stridono con le narrazioni degli stessi giovani. In primo luogo chi si sposta più volte nel corso del tempo spesso appartiene ad una classe sociale medio-alta, in cui il tema del riscatto viene a decadere. In secondo luogo i lavori intrapresi dai giovani in mobilità si caratterizzano per l’assenza di specializzazione richiesta. Laureati in infermieristica che svolgono mansioni da OSS, aiuto-cuochi e lavapiatti, lavori nel settore dell’edilizia e della logistica. Occupazioni precarie con salari bassi rispetto alla media del paese che li ospita.

Giovani strenui difensori della meritocrazia, delle pari opportunità, cultori della persona che si fa da sé, cervelli alla ricerca di ali per volare. Ma anche vittime dell’etichetta di immigrato di un paese più povero, che svolgono mansioni di livello inferiore rispetto alla propria formazione, non così distanti dalle esperienze migratorie che caratterizzavano già gli europei che nel secondo dopoguerra partivano alla volta dell’Europa centrale e settentrionale.

Sarebbe interessante capire se e come queste narrazioni influenzino il mondo psichico dei “giovani in mobilità”; capire se siamo davanti ad un diverso paradigma migratorio e se gli strumenti di cui dispone la psicologia possano o meno intervenire nella crepa che sta tra la narrazione della propria migrazione e il fatto concreto. In questi casi sicuramente una preparazione prima della partenza potrebbe essere utile nel dotare chi parte di strumenti maggiormente efficaci a far fronte alle sfide che l’arrivo in un nuovo paese impone. Ad ogni modo la necessità di approfondire questo tema è ben visibile agli occhi di chi si rapporta alla complessità della migrazione e il valore di questi contributi e delle informazioni che portano risulterà evidente all’interno della pratica clinica nei “nuovi” contesti migratori.

 

Ricucci, R. (2017). The New Southern European Diaspora: Youth, Unemployment, and Migration. Lexington Books.

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