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Odori, Sapori ed Exploit Climatici nella Provincia Cinese

Adriana, da sempre grande viaggiatrice, studia lingue orientali ed è affascinata dal Giappone e dalla sua cultura.
Durante l’università però le si presenta l’opportunità di partire per la Cina. E’ il 2002 e per un italiano la Cina non è ancora una destinazione così scontata. Abbandona i suo progetti verso il Giappone e si tuffa in questa nuova avventura.
Si innamora subito della cultura di questo immenso paese e della sua gente. Ci ritornerà a studiare più volte e in testa prende forma un progetto: andare in Cina a lavorare una volta terminati gli studi.
Passano gli anni, si laurea e nel 2008 riceve un’offerta. Un ruolo nell’ambito della facilitazione di scambi commerciali tra realtà cinesi ed italiane. E’ quello che ha voluto sempre fare. Ci vuole poco, molto poco per decidere di partire. La città è una delle tante della Cina centrale. Fino agli anni settanta aveva meno di un milione di abitanti, adesso ne conta quasi sette. E’ questa l’esperienza che più l’ha segnata. Adriana infatti in seguito ritornerà in Italia e poi ripartirà per la Cina nuovamente, ma in un contesto differente.

C’è una grande azienda italiana che la convoca per la Cina: partono lei e altri quattro cinquantenni. Oltre ad essere l’unica giovane è anche l’unica donna. Accetta, entusiasta per il realizzarsi di un progetto a cui lavorava da anni. Dopo un lungo viaggio, all’ultimo scalo sale finalmente sull’aereo che la porterà a destinazione. E’ contenta e anche un po’ emozionata. La voce del capitano annuncia l’atterraggio, lei si sporge dal finestrino li si accorge di un particolare. Nota che ci sono pochissime luci giù in basso. Non è come Pechino, Hong Kong o Shanghai. No. Questa volta comincia a chiedersi dove diamine sia finita.
Anche se suona strano parlare di “contesto provinciale” riferendosi ad una città di sei milioni di abitanti, è proprio questo che avverte Adriana all’arrivo.

Oggi, a distanza di dieci anni, ci racconta che, diversamente da quello che si può comunemente pensare, in quell’esperienza non è stato lo shock culturale a pesarle. Non sono i ritmi, o la lingua ad impensierirla. Non è stato il fatto di trovarsi in contesti con persone appartenenti a dieci culture differenti. L’impatto per Adriana in quel momento era dato più dal contesto “locale”.

Arrivando nel mese di maggio, in tarda serata si trova a far fronte ad una temperatura esterna di 40 gradi con 95% di Umidità dell’aria. Il primo periodo è insostenibile. Alcune aziende sono costrette a chiudere gli altoforni delle acciaierie e delle siderurgiche per il concreto rischio della salute dei propri lavoratori.
La tradizione culinaria inoltre, caratterizzata da una cucina piccante a livelli inimmaginabili, comincia ad essere una vera sfida per lei. Ma la cosa a cui Adriana non riesce proprio ad abituarsi è il durian, un simpatico frutto molto in uso nel sudest asiatico nelle zone tropicali della Cina. Lo chiamano il re dei frutti per la sua bontà. Il suo piccolo “neo” è che spesso il suo odore viene associato a quello del formaggio, delle cipolle marce, dei liquami, del vomito putrefatto come ci racconta la stessa Adriana. La città è pervasa dall’odore di questo frutto molto in uso tra gli abitanti. Lo masticano ovunque, anche al lavoro e ad Adriana pare che non smettano mai.

“Non mi sono mai fermata davanti a nulla, anzi mi è sempre piaciuto sperimentare, come dicono a Shanghai tutto quello che vola si può mangiare, tranne gli aerei. E questa frase mi rispecchia molto. Però quella volta per me è stata davvero dura. Più della solitudine, più del dovermi rapportare con dieci culture diverse ogni giorno, più della mancanza dei propri cari. Sembra strano ma è stato così”

A volte quando si pensa alla vita degli expat non diamo abbastanza peso a come gli aspetti climatici o quelli alimentari, come nel caso di Adriana possano rappresentare degli importanti scogli alla realizzazione dei propri progetti. Come ogni aspetto dotato di significato il cibo assume un ruolo fondamentale nella definizione della nostra identità e abituarsi ad un cambiamento in questo versante implica un riassestamento, seppur parziale, di come noi ci vediamo nel mondo. Nella storia di Adriana questi sono gli aspetti che le hanno recato maggiori problemi di adattamento alla vita da expat. In seguito ha ricevuto ulteriori offerte in città cinesi molto più grandi e molto più note. Lì è stato diverso, era maggiormente abituata a quel contesto. Le difficoltà che si sono presentate sono altre.

Un giorno infatti, in seguito all’ennesimo malore di una persona cara capisce che per lei è più importante stare vicino alle persone che ama; termina la sua esperienza in Cina e nel 2013 ritorna in Italia ricongiungendosi con il suo compagno e con la sua famiglia. Adesso continua ad occuparsi di relazioni Italia-Cina, ma dall’altro lato del pianeta. È felice e molto indaffarata; non sa se ritornerà in Cina. Per il momento non è così importante.

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