Home » «Sciûsciâ e sciorbî no se pêu»

«Sciûsciâ e sciorbî no se pêu»

 Ovvero: come districarsi nella scelta dell’Università

«Sciûsciâ e sciorbî no se pêu». Questo antico detto ligure (che letteralmente significa “soffiare e sorbire non si può”), esprime chiaramente l’impossibilità di intraprendere due diverse scelte allo stesso tempo. Sottolinea la necessità di rinunciare ad alcuni elementi importanti a favore di altri, nel momento in cui si compie una decisione.

Cristoforo Colombo, scegliendo di dedicare la propria vita alla scoperta di nuovi mondi, ha rinunciato alla sua terra natale e a condurre una esistenza per così dire “routinaria”. La rinuncia è un aspetto intrinseco al processo di scelta e, spesso, è l’elemento che ci mette maggiormente in crisi o addirittura ci blocca. La vita Expat, forse più di altre, è caratterizzata dalla dinamica della scelta (di luogo, di casa, di lavoro) e della conseguente rinuncia ad altre possibilità, ad affetti, ad abitudini e sicurezze.

Una delle principali scelte che spesso l’Expat deve compiere riguarda l’Università. È una decisione tra le più delicate, perché rappresenta un momento di svolta per la propria vita. Infatti la selezione del corso di laurea ci incanala in un percorso professionalizzante da cui, una volta intrapreso, difficilmente si potrà tornare indietro, se non con un cambio di corso che però porta con sé un ulteriore investimento economico, di tempo ed energie.

 

Difficile scegliere

 

Poter studiare in un luogo diverso da quello di origine offre numerosi vantaggi: apprendere una seconda lingua, conoscere e vivere in un contesto culturale nuovo, cogliere le diverse opportunità che il Paese offre. Tuttavia è una esperienza di vita che ci mette fortemente alla prova, è un “piccolo terremoto” che può produrre importanti cambiamenti. Per potere trarre appieno i benefici di un’esperienza di studio all’estero è necessario partire con il piede giusto, scegliere il corso di studi ma anche il contesto di vita più affine al nostro essere e ai nostri obiettivi personali e professionali.

 

Come poter prendere una decisione così cruciale per il proprio futuro con consapevolezza, responsabilità e, se possibile, serenità? 

 

Scegliere è anche rinuncia

Illustrazione di Tommaso Zerbi

 

Svolgere un percorso di Orientamento può essere molto utile perché consente di affrontare, con il supporto di un esperto, gli aspetti più significativi di questo delicato momento di scelta.

In primo luogo è necessario comprendere qual è il proprio stile decisionale. Alcune persone tendono ad analizzare in maniera meticolosa tutte le informazioni “tecniche” relative alle opportunità a disposizione, fanno un calcolo razionale dei pro e dei contro per soppesare le varie alternative. Altre persone hanno la propensione a seguire il loro istinto, basano la loro decisione sull’effetto che “a pelle” hanno delle informazioni raccolte, utilizzano un canale più emotivo-intuitivo per valutare il da farsi.

Il primo stile decisionale, ad un’analisi superficiale, può apparire più affidabile perché si basa su dati oggettivi e, forse, più precisi, non tenendo però conto dell’impatto emotivo che la scelta intrapresa potrebbe suscitare. Il secondo stile decisionale, per quanto tenga conto dei vissuti personali, è certamente più “naif” e rischia di tralasciare dei dati concreti che potrebbero risultare rilevanti in un secondo momento. Di primaria importanza è quindi prendere coscienza dei propri processi decisionali, in modo da integrare gli aspetti mancanti o non funzionali alla scelta.

Mediante l’Orientamento è possibile compiere una riflessione sulle proprie caratteristiche personali, risorse e limiti. Conoscere se stessi e il proprio mondo interno è essenziale per potere scegliere un’alternativa che ci soddisfi nel profondo ed eviti, ad esempio, spiacevoli meccanismi di “autosabotaggio” che talvolta si manifestano quando la scelta compiuta non è davvero in sintonia con il proprio essere.

È inoltre cruciale esplorare il tipo e il livello di motivazione dietro a una scelta, in modo che sia di sostegno alla decisione presa e ci aiuti a portarla avanti nel tempo, nonostante le difficoltà intrinseche alle nuove esperienze.

Attraverso un percorso di Orientamento si compie una sorta di “anamnesi” del percorso formativo pregresso, in modo da stabilire e garantire una continuità con le scelte future e rafforzare le competenze acquisite. Si definisce un obiettivo professionale a lungo termine, che diventa “faro” per la strutturazione dei vari step intermedi necessari al suo raggiungimento. Si compie una raccolta di informazioni chiare e attendibili, utile ad evidenziare le alternative realisticamente perseguibili, tra cui alla fine ci si troverà a scegliere. Infine, con il sostegno di un Orientatore, si arriverà a compiere il vero e proprio atto di scelta, che non è mai un puro atto cognitivo, ma porta con sé un bagaglio emotivo, soprattutto in relazione alla responsabilità decisionale e al senso di perdita per le opzione escluse.

Definire il progetto formativo-professionale è un momento davvero significativo per il proprio presente e futuro, imprimerà una precisa direzione alla vita e inciderà sulle esperienze che man mano sarà necessario affrontare. Ad esso ci pare valga la pena dedicare cura e attenzione, eventualmente chiedendo ad un esperto di essere accompagnati in questa delicata transizione. Consapevole della rilevanza di questo momento, Transiti ha messo a disposizione Percorsi di Orientamento specificatamente pensati per Expat (in partenza o in rientro in Italia), per offrire loro il necessario supporto nella fase di definizione delle future scelte formative e professionali.

di Bianca Casella

Riserva il tuo colloquio di accoglienza gratuito

Riceverai una email di risposta entro 48 ore

    Riserva il tuo colloquio di accoglienza gratuito

    Riceverai una email di risposta entro 48 ore