Essere expat: il cambiamento di personalità e la percezione del sé

Essere expat significa principalmente rivedere se stessi in un contesto completamente diverso: una chiacchierata con Ines Borrione di Ocean Italians

transiti.net

Cambiare paese significa immergersi improvvisamente in un nuovo contesto in cui la cultura, la lingua, il territorio e perfino il clima hanno un impatto fondamentale nella percezione del sé e nel modo di affrontare gli eventi della vita. Le difficoltà riscontrate sono di diversa natura e non sono sempre le stesse: nel corso dell’ultimo decennio l’introduzione del digitale e delle nuove tecnologie in ambito della comunicazione hanno infatti portato molti cambiamenti all’esperienza migratoria e alla gestione della distanza con il paese di origine.

Ne abbiamo parlato con Ines Borrione di #Oceanitalians, il network di professionisti italiani in Italia e all’estero dediti all’ambiente marino.

L’esperienza expat: una tappa di sviluppo personale

Oggi, l’esperienza migratoria nel mondo occidentale rappresenta un periodo di transizione per chi la affronta: una tappa di sviluppo dell’era moderna, in cui si va alla ricerca di qualcosa di nuovo e nuove opportunità. 

Ma è proprio nei momenti di transizione che l’essere umano si riscopre più fragile. La novità, la paura di non possedere un bagaglio di esperienze necessario per affrontare la nuova situazione possono portare un senso di ansia e impotenza.

“Quando ho vinto la borsa di dottorato” racconta Ines Borrione “Ero molto spaventata perché si trattava di un progetto di lungo termine, della durata di 3 anni. Il clima e la lingua avrebbero stravolto completamente la mia vita. Mentre preparavo la partenza mi sentivo su di me una forte pressione: mi stavano chiedendo di vivere in modo completamente diverso. lontana da casa e per diversi giorni a bordo di imbarcazioni in mezzo al mare”.

Eppure, mentre da un lato ansia e angoscia possono avere il sopravvento, dall’altro chi parte riscopre anche risorse interiori che non sapeva di avere. L’individuo è sempre lo stesso ma la sua mente funziona in modo diverso: né in maniera migliore e neanche peggiore, ma semplicemente differente. Una personalità nuova, in grado di affrontare la vita con nuovi strumenti. 

Come ci comportiamo all’estero? E cosa è cambiato rispetto a prima?

La personalità cambia in continuazione e questo è un processo del tutto normale nella vita dell’essere umano: si modifica e si contamina a seconda delle esperienze. 

L’esperienza migratoria in particolare, rappresenta fase di sviluppo significativa tanto da portare l’individuo a dover presto o tardi confrontarsi con la nuova percezione del sé e sulla nuova personalità costruita dopo aver preso le misure del nuovo contesto.

Ma come ci comportiamo quando siamo all’estero? Costruiamo quindi una sorta di alter ego costruito a seconda dei diversi ambienti in cui ci troviamo?

Sicuramente la tecnologia, ovvero internet, e la mobilità Low cost permette oggi, ai nuovi migranti, di vivere un’esperienza completamente diversa rispetto ai migranti del secolo scorso. 

Oggi è possibile tornare a casa frequentemente (Covid permettendo) e mantenere un contatto continuo attraverso messaggi e videochiamate. 

Uno strumento di cui non riusciamo a fare a meno e che però, in alcuni casi, può essere disturbante. La condizione di expat può richiedere la necessità di chiudere per un periodo “la scatola di vita” del paese di origine e aprire il “nuovo mondo” del paese di accoglienza. 

Ecco che la tecnologia può rivelarsi un elemento di disturbo: essere sempre online, connessi con le relazioni a distanza può ostacolare la gestione del sentimento di nostalgia e allo stesso tempo non permettere all’expat di focalizzarsi sul nuovo sé in fase di costruzione.

“Quando si partiva per le campagne oceanografiche” racconta Ines “la lontananza da casa era qualcosa di reale. L’unico modo per contattare la famiglia era la chiamata satellitare, che si faceva molto raramente. Oggi è cambiato tutto anche per chi fa questo genere di mestiere: c’è whatsapp, se vogliamo teniamo un contatto continuo anche a distanza.

Ci si inviano vocali, e soprattutto foto, e questo significa condividere tutto del proprio quotidiano e della propria esperienza. Tutto questo ha portato a un cambiamento radicale, rispetto a 15 anni fa, del senso di nostalgia e lontananza”.

La barriera della lontananza è stata abbattuta e le persone sono raggiungibili; e questo è un bene. Non significa però, che sia giusto raggiungerli sempre e in qualsiasi momento. 

Per approfondire il tema, ascolta qui l’intervista di Ines Borrione ad Anna Pisterzi, psicoterapeuta e CEO di Transiti

https://www.youtube.com/watch?v=i9Wl8AFZNFc

 

Cos’è Ocean Italians

Oceanitalians nasce per creare una comunità di scienziati, ricercatori, docenti e phd/studenti italiani interessati a tutte le sfumature delle scienze marine: dal remote sensing alla robotica, dalla biologia marina alle modellistica, passando per l’oceanografia fisica e l’ecologia.

Un gruppo che offre a tutti i membri uno spazio per promuovere il proprio lavoro (pubblicazioni scientifiche o iniziative), per scambiarsi contatti o informazioni e per proporre webinar dedicati alle scienze marine. 

Oceanitalians nasce per dare un piccolo contributo alla collaborazione multidisciplinare fra scienziati italiani nel mondo!