Quando genitorialità e mobilità si intrecciano: essere genitori all’estero, istruzioni per l’uso

Ci sono diversi aspetti da tenere in considerazione quando l’esperienza della genitorialità avviene all’interno di una traiettoria di espatrio. Nonostante la complessità, può essere un percorso arricchente, soprattutto se si può contare su una rete di supporto.

Diventare genitore: un processo a più strati

Diventare genitore implica attraversare un grande cambiamento e costruire un nuovo passaggio identitario. E’ un processo di transizione che coinvolge l’essere umano a diversi livelli: fisico, psicologico, relazionale, sociale. 

I corpi cambiano: contenere e poi dare alla luce una vita altra da sé significa incarnare la genitorialità. Chi, della coppia, non affronta questa trasformazione corporea, sostiene e accompagna il cambiamento e la nascita, traghettando verso la trasformazione in genitori. L’esperienza di decentramento della genitorialità coincide con il lasciare spazio a qualcuno che, almeno inizialmente, dipende totalmente da sé. 

Essere genitori richiede di stare dentro un processo con nuovi stimoli, sfide, risorse che non si conclude con la nascita. Spinge verso un adattamento, una ridefinizione di sé come persona e di ruoli all’interno del nucleo familiare e agli occhi della società. 

Il crossover tra genitorialità e mobilità 

Se la genitorialità è un’avventura per chiunque, quando questa esperienza avviene all’interno di una traiettoria di espatrio diventa ancora più complessa, arricchente e movimentata.

Ogni essere umano appartiene, si adatta e si costituisce anche all’interno di un determinato ambiente sociale e culturale. Quando riferimenti e contesto circostanti si modificano, emergono interrogativi che mettono in discussione l’individuo, si attivano processi che meriterebbero attenzione e cura.

Nell’esperienza della genitorialità durante una traiettoria di espatrio, a seconda del momento del processo migratorio che si sta vivendo, si possono aprire vari scenari. Per esempio: la scelta di diventare genitori può avvenire quando si vive all’estero già da un po’ di tempo; per alcuni genitori può esserci la necessità o il desiderio di trasferirsi come intero nucleo familiare, coinvolgendo anche figli e figlie; se è già avvenuto un trasferimento, o più di uno, si può progettare un ulteriore spostamento o il rientro in Italia. In ogni caso, il denominatore comune è l’essere genitori in un luogo diverso da quello di origine

Quando genitorialità e mobilità si intrecciano, è importante tenere in considerazione alcuni aspetti intrinseci che non riguardano solo le questioni pratiche, ma anche criticità di natura psicologica ed emotiva delle quali bisogna cercare di aver cura. 

Conoscere il sistema di servizi del contesto in cui si vive, comprendere l’organizzazione e il funzionamento dei luoghi pensati per il parto e delle strutture educative e formative sono solo alcuni aspetti di un cambiamento che richiede una preparazione dal punto di vista interno

Chi fa parte del progetto migratorio?

Quando il trasferimento coinvolge l’intera famiglia, a tutti i membri dovrebbe essere concesso di prepararsi ed essere supportato nel cambiamento. Il progetto migratorio, in quanto scelta, non riguarda mai soltanto chi è genitore. 

Le ragioni che portano un nucleo familiare a spostarsi possono essere molteplici: questioni lavorative, ricerca di un ambiente di vita migliore, desiderio di cambiamento. 

Quando nelle famiglie ci sono dei bambini, è importante essere consapevoli del fatto che, in ogni caso, i figli si spostano per una decisione non propria. A seconda dell’età e della capacità di elaborazione che ne deriva, sarà importante comunicare e condividere le ragioni del cambiamento, coinvolgendo per quanto possibile figlie e figli, spiegando in che cosa consisterà lo spostamento. Infatti, quando si vive un trasferimento, c’è sempre, per tutti, la necessità di adattarsi, di ricostruire i propri riferimenti, la propria routine, la propria rete sociale. Questo è un aspetto da non sottovalutare nei processi migratori, valido tanto per i grandi quanto per i piccoli.

Figli e figlie hanno bisogno di essere accompagnati al cambiamento anche quando si prospetta un rientro in Italia. Spesso, per i più piccoli, questo rappresenta il luogo dove vivono i nonni e in cui si trascorrono le vacanze. Se, con il tempo, si è creato un certo immaginario rispetto all’Italia, può essere difficile per chi è più giovane immaginarsi una vita lì; possono sorgere paure, rabbie, opposizioni che vanno accolte e comprese dal punto di vista emotivo, affrontate attraverso il dialogo per aiutare anche i più piccoli ad attraversare le novità.

Chi sceglie di partire?

A ciascuna età corrispondono bisogni diversi ai quali i genitori sono chiamati a rispondere. 

Come già accennato, spesso i più piccoli si trovano a subire le decisioni dei genitori. Durante l’infanzia e l’adolescenza all’estero, le necessità di figlie e figli riguardano la creazione di una rete di amicizie stabili, il bisogno di radicarsi, la difficoltà ad andare via da un luogo in cui si sono costruite relazioni significative. Si tratta di aspetti delicati, da tenere in conto per ogni cambiamento e scelta che il nucleo familiare si trova a vivere.

Nel proporre o imporre un cambiamento ai propri figli, nel genitore possono sorgere vissuti di colpa; in altri casi, invece, gli adulti possono percepire il trasferimento come una ricchezza, un’opportunità che permette di accedere a maggiori risorse. 

Non c’è una risposta univoca, non è solo questione di “fare la scelta giusta” per sé e per gli altri membri del nucleo familiare. Piuttosto, è importante interrogarsi su che cosa si muove nel tessuto emotivo della famiglia e, se si sente la necessità, farsi supportare dal punto di vista psicologico. 

Le reti sociali

Spesso, conciliare le proprie esigenze di vita, casa e lavoro con la crescita di figlie e figli richiede ai genitori il sostegno di nonni, babysitter, strutture. Occuparsi dei figli, infatti, richiede tempo e attenzioni. Implica l’avere sempre, nella mente, spazio per i bisogni di altri. Vale per tutti i genitori, ma per chi è in espatrio la ricerca di questi riferimenti sul territorio può comportare maggiore fatica. 

La rete sociale costituisce un elemento fondamentale per chi è genitore all’estero. Su quale rete di supporto si può contare? Di quali aiuti si dispone per occuparsi dei propri figli?  A volte i nonni partono dall’Italia proprio per poter supportare nella gestione di bimbe e bimbi, entrando a far parte del progetto migratorio familiare. 

Un’altra criticità è rappresentata dalla scelta delle strutture educative: tra scuole italiane, nazionali e internazionali, molti genitori si chiedono quale sia la soluzione educativa e formativa più adatta per le esigenze delle proprie figlie e dei propri figli quando si trovano all’estero.

La genitorialità e il cambiamento dei riferimenti culturali 

La cultura costituisce un’altra variabile importante dell’intersezione genitorialità-mobilità. Come vivere il proprio ruolo di genitore in un luogo in cui i riferimenti culturali sono diversi? 

Ciascuno cresce con dei modelli genitoriali ed entro sistemi educativi che plasmano la persona e che, quando si è genitori a propria volta, possono imprimere una direzione. L’esperienza della genitorialità può riattivare vissuti personali rispetto all’essere figli e figlie: come siamo stati cresciuti? Quali aspetti sono importanti per noi? Quali vogliamo mantenere e trasmettere, su quali vogliamo basare il nostro essere genitori? In quali non ci rispecchiamo?

Tali modelli, oltre a essere plasmati da una cultura familiare, sono anche permeati, in senso più ampio, dalla cultura di riferimento.Che cosa è importante trattenere o lasciare della propria cultura di origine? I genitori all’estero si trovano a dover ripensare quei modelli, inserendoli in una diversa cornice socio-culturale. Non sempre c’è omogeneità tra il proprio modo e quello che gli altri genitori adottano; questo può far sentire soli, diversi, o, al contrario, può incentivare il rinforzo dei propri modelli, facendoli percepire come ancora più carichi di valore. 

Può esserci una diversa provenienza anche all’interno della stessa coppia genitoriale. In tal caso, i modelli culturali, sociali, educativi si intersecano con una variabilità e complessità ancora maggiori. Affinché si crei  davvero uno spazio di genitorialità coerente, è importante condividere un progetto educativo comune. perciò è auspicabile, in primis, che ci sia dialogo e confronto all’interno della coppia e, in seconda battuta, al di fuori di essa, con il contesto allargato. Per esempio, può essere importante aprirsi al confronto con chi vive la genitorialità da expat nella stessa realtà o in luoghi diversi: fare rete è un buon modo per sentirsi meno soli grazie al dialogo e alla riflessione sulle proprie esperienze di vita. 

Il supporto alla genitorialità di Transiti

In alcuni casi può essere utile mettere a fuoco i nodi critici e dare voce ai propri vissuti relativi alla genitorialità con dei professionisti o all’interno di un gruppo che sta attraversando esperienze simili, con il quale è possibile rispecchiarsi. Ascoltando le famiglie all’estero Transiti propone, laddove richiesto e a seconda delle specifiche esigenze, differenti forme di accompagnamento alla genitorialità, tra cui spazi di riflessione di gruppo o percorsi di supporto psicologico. Perché essere genitori all’estero può essere un’avventura non sempre semplice, ma avere a disposizione contesti in cui poterne parlare può essere una risorsa che fa davvero la differenza.