Expat, la storia di Barbara e il coraggio di tornare a casa

La nostalgia di casa irrompe prepotente ma, allo stesso tempo, molte paure bussano alla porta. E se l’Italia mi starà stretta? E se non mi troverò più con gli amici di prima? E se mi pentirò della scelta? Oltre a questi dubbi “esistenziali”, ci sono senz’altro timori più concreti, come la ricerca di una occupazione e il sostentamento economico.

Expat e Barbara

Per gli expat, la decisione di rientrare in Italia spesso è una delle scelte più sofferte

La ricerca di impiego è uno dei principali ostacoli che scoraggia gli italiani che desiderano rientrare in patria. Nella maggiore parte dei casi le condizioni economiche e contrattuali offerte dalle aziende italiane non sono paragonabili a quelle conosciute nel luogo di espatrio.
Lasciare un lavoro per rientrare in Italia è una responsabilità enorme,
scegliere di rientrare a casa significa esporsi al rischio di un concreto fallimento lavorativo. È quindi indispensabile armarsi di coraggio per affrontare l’esperienza di rimpatrio, forse lo stesso coraggio che è stato necessario al momento della partenza. 

A questo proposito oggi vi proponiamo la storia di Barbara, una affermata fotografa vissuta diversi anni in Irlanda. 

Barbara sta già lavorando stabilmente come Architetto in Italia quando, a 27 anni, decide di partire per Dublino spinta dal desiderio di sperimentare la vita all’estero. Barbara non sceglie di partire, come spesso accade, durante l’Università, magari con il supporto del progetto Erasmus e la leggerezza della vita da studente.
Barbara esce coraggiosamente dai binari dettati dai tradizionali percorsi di carriera, abbandonando le sicurezze offerte da un lavoro da dipendente. Decide così di partecipare al Programma Leonardo
e riesce a vincere una borsa di studio per un tirocinio formativo. Si butta a capofitto in questa nuova esperienza, senza guardarsi tanto indietro, ma con l’intenzione di rendere più ricco il proprio bagalio professionale. Trasferitasi a Dublino, inizia uno stage presso lo  studio fotografico più prestigioso della città e, successivamente, viene assunta dallo studio stesso.
Barbara deve molto a questa esperienza perchè le ha permesso di
realizzare una passione che da tempo la accompagnava, ma che in Italia non ha mai “osato” concretizzare: la fotografia di architettura ed interni. Per Barbara catturare con l’obiettivo le immagini degli ambienti che ha la fortuna di ammirare, rappresenta il modo più “alto” di valorizzare una complessa arte visiva come l’architettura.

 

Expat e Barbara

 

Il successivo step nel percorso di carriera di Barbara, è quello di diventare una freelance. Desidera potere operare in autonomia, scegliere i propri clienti e gestire gli orari di lavoro senza dovere rendere conto ad un capo. Questo maggior grado di libertà, le consente di portare a compimento un’altra importante decisione: tornare a casa.
Progetta quindi di fare base in Italia, ma di spostarsi con una certa frequenza all’estero per seguire clienti stranieri. Barbara si trasferisce così in Italia e per i servizi fotografici viaggia in diversi Paesi (Stati Uniti, India, Nuova Zelandia, Qatar, solo per citarne alcuni). Questo rappresenta
un ottimo compromesso tra la necessità di tornare a contatto con un ambiente famigliare, maggiormente affine ai suoi bisogni, e mantenere uno sguardo aperto al mondo. 

Questo doppio sguardo sulla realtà che la circonda, le consente di ampliare il proprio bagaglio professionale e di cogliere “i pro e i contro” del lavoro in Italia e all’estero. Barbara ci racconta, ad esempio, che gli incarichi che le affidano all’estero sono ben retribuiti. C’è organizzazione, rispetto per il suo ruolo e per la sua professionalità. I budget per realizzare i progetti sono generosi e facilitano il coinvolgimento di varie figure professionali. In Italia è tutto diverso.
È necessario cavarsela con un budget limitato, il setting di lavoro non sempre è ben organizzato. Gli imprevisti sono all’odine del giorno, i compensi sono decisamente contenuti. Forse è proprio la presenza di questi “limiti” che consente alla creatività di fare capolino e dare vita a quelle che nel suo settore Barbara definisce “piccole e preziose opere d’arte”. Sembra sia proprio questo aspetto che, più di tutti, l’ha convinta a rientrare in Italia.
Stando a stretto contatto con contesti lavorativi stranieri, ha potuto apprezzare nel profondo il talento creativo tipicamente italiano e il valore delle proprie radici culturali.

 

Nel 2020 arriva la Pandemia. Il mondo rallenta a causa del Covid, viaggiare diventa complicato. Alcune commesse vengono annullate perchè “collaborare con un professionista del Nord Italia (uno dei luoghi che al momento vede il più alto tasso di contagi) è considerato rischioso”.
Ma Barbara non si perde d’animo. Approffitta di questo “stop forzato” per ampliare gli orizzonti professionali. Riscopre le meraviglie architettoniche del nostro Paese, tutte da fotografare, si appassiona al mondo dell’artigianato. Entra in contatto con alcune realtà locali, in particolare con piccoli artigiani e giovani che hanno ereditato e rinnovato le imprese famigliari. Queste nuove esperienze risvegliano il suo interesse artistico, offrendo ulteriori stimoli per la fotografia.  In un momento di grande difficoltà globale,
Barbara riesce a ristrutturare parte della propria attività professionale, adattandola alle condizioni imposte dalla diffusione del Covid.

 

A breve Barbara riprenderà a lavorare all’estero, mantendendo in parallelo i clienti in Italia. A seguito della pandemia ha scoperto il piacere di potere rallentare i ritmi di vita, seguire commesse vicino a casa le consente così di potere operare con un po’ più di tranqullità e di prendersi i suoi tempi.

 

La storia di Barbara è un ottimo esempio della capacità di adattamento maturata, in particolar modo, dalle persone che hanno vissuto parte della loro vita all’estero.
La
versatilità messa in campo nella propria professione, le ha consentito di reagire con forza anche davanti alle difficoltà connesse al delicato periodo che stiamo vivendo. Barbara ci ha dimostrato che è possibile riadattare con successo il personale percorso professionale anche in presenza di grandi cambiamenti, come il rientro nel Paese di origine o addirittura i limiti determinati dalla diffusione globale di un virus.

 

Coraggio,Creatività, Adattamento sono le parole più ricorrenti nel racconto che Barbara ci ha regalato. Forse rappresentano anche i giusti ingredienti per provare a riprendere in mano le nostre vite e guardare oltre alla crisi pandemica che ha scosso così profondamente la nostra società.

 

 

di Bianca Casella

 

 

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