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La psicoterapia online

“Nelle critiche alla online therapy si riscontra l’idea implicita che la modalità tradizionale sia l’unica via per garantire che il processo terapeutico conduca verso il benessere del paziente, definendo la modalità online una simulazione di terapia vera e propria”. (Psychology Today 2010)

La psicoterapia online gode di una discreta quantità di letteratura scientifica mondiale di una sua specifica dignità mentre è ancora agli albori in Italia. Ci troviamo comunque di fronte a ricerche  riflessioni e teorizzazioni che hanno circa una decina di anni se si parla di sistemi che integrano video e audio e circa una decina di più se si considerano le forme testuali.  

Nel 2017 gli psicologi italiani che dichiaravano di effettuare “una qualche forma di psicoterapia online” erano 2000 su 100.000 iscritti all’ordine (fonte CNOP) . La pandemia di Covid-19 ha “obbligato” la sperimentazione pratica obtorto collo di molti colleghi italiani e la proliferazione di servizi di psicologia online. 

Parallelamente siamo dentro un universo, il www, che si sviluppa ed evolve nelle sue funzioni integrative e interattive molto velocemente. Già dal 2014 il filosofo Floridi parlava di “vita onlife” in cui il confine tra la vita online la vita offline è sempre più sfumato. Questo concetto ci permette di ritenere errato il termine “virtuale” per declinare la nostra esperienza online circoscrivendo ad un ambito quale il gaming e alla simulazione 3D e soprattutto di spogliare il termine dall’accezione negativa di “artefatto” o “meno efficace”. Le relazioni mediate dallo schermo e dal web (comprese quelle virtuali) sono esperienze reali che vengono percepite dall’individuo attraverso emozioni cognizioni e pensieri. Sicuramente sono forme di esperienze reali nuove e differenti in alcuni aspetti che vanno osservati e approfonditi nelle loro specificità in modo da permetterci una corretta lettura del fenomeni psicologici che si sviluppano nelle nostre vite Onlife. 

Se ci focalizziamo sulla relazione terapeutica nell’online perdiamo, come riflette  Essig (2015), la condivisione dello stesso spazio come esperienza immediata e diretta: “un processo in cui entrano in gioco i sistemi di sintonizzazione affettiva, i neuroni specchio, l’olfatto , la sensibilità corporea”.

Lemma (2017) propone un pensiero in cui “l’esperienza del nostro corpo rimane simile, quello che cambia è l’esperienza della corporeità dell’altro”. Ciò che perdiamo quindi sembrerebbe essere una quota di comunicazione tra corpi. Anche se rimane l’esperienza del nostro corpo nel nostro spazio in un luogo e contemporaneamente un terzo luogo “immateriale” ma reale  dove siamo insieme

Ora da questa piccola premessa, già molto complessa risulta chiaro quanto l’universo degli aspetti psicologici delle relazioni online sia da esplorare.

Per questo il nostro servizio si muove con grande cautela e in stretta connessione con la ricerca scientifica per comprendere appieno cosa avviene in una relazione terapeutica mediata dallo schermo.

L’espressione «relazione mediata dallo schermo» introduce un elemento «terzo» di mediazione nella coppia terapeutica, elemento che possiamo definire come terzo digitale. Il terzo è inteso sia in riferimento a tutti gli aspetti di novità e di alterazione della relazione tra paziente e terapeuta che lo schermo introduce, sia in riferimento alla dimensione della relazione nota come «terzo analitico intersoggettivo» (Ogden, 1994).

Concludiamo questa piccola introduzione alla complessità della terapia Online con un altro pensiero di Essig, che ci guida verso la costruzione di una buona teoria della tecnica che ci consente di mettere in atto una pratica attenta e scrupolosa con i nostri pazienti:

Quando persone dotate di attenzione immaginazione e desiderio sono in presenza di una tecnologia accessibile e interattiva possono avere un’esperienza che è funzionalmente equivalente”. (Essig 2015)

 

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