Londra, The Italian Bookshop e la sua libraia: quando i luoghi e le persone promuovono il benessere psicologico della comunità

The Italian Bookshop rispondeva a necessità di natura psicologica per la comunità di italiani a Londra. Dopo la sua chiusura, in una Londra che sta cambiando, la libraia Ornella Tarantola dà continuità a questo servizio attraverso nuove modalità.

italiani a londra

Che cosa accade quando viene a mancare un punto di riferimento per una comunità? 

Quando sparisce un luogo che, per quella comunità, rispondeva a un bisogno, come si può colmare il vuoto? Al venir meno dell’uno, non per forza si esaurisce l’altro: diventa allora necessario ricostruire e reinventare, per fare in modo che quella stessa domanda ottenga risposte.

Ci stiamo riferendo a un posto, The Italian Bookshop, che forniva un “servizio” particolare, dedicato a una altrettanto particolare comunità. Non solo una libreria, ma un presidio di cultura italiana, un punto di riferimento per italiane e italiani a Londra.. Un luogo fisico che, fintanto che è stato attivo, ha saputo rispondere a necessità di natura concreta (reperire libri in lingua madre, per esempio) ma anche psicologica, come i bisogni di appartenenza, di riconoscimento, di aggregazione, di collegamento con le proprie radici. 

Oggi la libreria italiana a Londra, quel luogo che “faceva comunità”, ha chiuso i battenti, non c’è più. A “fare comunità”, però, non sono solo i luoghi fisici, ma anche le persone che li abitano e animano. Nella storia di The Italian Bookshop c’è una persona, la sua libraia, che incarna quel posto e la sua atmosfera, continuando a mantenerla viva.

Quando un luogo “fa comunità”

Oltre all’offerta di libri in lingua italiana, The Italian Bookshop creava occasioni di incontro, animando i propri spazi con iniziative di promozione e diffusione della cultura italiana: eventi, presentazioni, serate in compagnia di autori e autrici dei volumi. A essere caratteristica, una certa atmosfera informale, un’aria di casa capace di attrarre pubblico e metterlo a proprio agio. 

“Basta” questo per stimolare la conoscenza e il consolidamento di legami fra persone e per creare un senso di comunità. Ma non è semplice come può sembrare, in particolare in un contesto metropolitano esteso, sfaccettato, veloce come Londra. La cura di quei legami è un ingrediente essenziale per sostenere il benessere psicologico di chi vive l’esperienza dell’espatrio, e, a volte, questa cura si trova in luoghi inaspettati, in spazi nati con altri scopi, in figure che sanno incarnare, forse senza rendersene conto, lo spirito comunitario. 

Tra queste persone c’è Ornella Tarantola, libraia, che di benessere di comunità si è sempre occupata, indirettamente, nel corso della sua lunga permanenza nella capitale britannica. Prima attraverso The Italian Bookshop e, dopo la chiusura, con modalità differenti, ha sempre svolto questo lavoro di tessitura relazionale incessante, sottile ma fondamentale. 

Avevamo già avuto occasione di conversare con lei in una precedente intervista per il nostro Expat Blog, in cui ci aveva raccontato della libreria, del suo lavoro, della Londra in cui vive da oltre trent’anni e che considera, ormai, casa. 

La incontriamo di nuovo, dopo circa un anno e mezzo, a seguito di importanti cambiamenti che hanno modificato, oltre che il suo progetto personale, il contesto di vita londinese. 

La chiusura di The Italian Bookshop

Dal 5 giugno 2023, data in cui The Italian Bookshop ha abbassato la saracinesca, per Ornella “è cambiato tutto”. Per dirla con un’immagine, “La libreria non ha resistito al grigiore che si era creato intorno.”. 

Le logiche lineari non appartengono al periodo storico attuale. Anche per la chiusura della libreria, come spesso accade, non è possibile individuare un’unica causa puntuale, e avrebbe poco senso andare alla ricerca di un colpevole. E’ stata una concatenazione di eventi a mettere in difficoltà la libreria, un luogo che di per sé, strutturalmente, ha “un animo fragile”, per usare le parole di Ornella. 

Tra questi fattori, pandemia da Covid-19 e Brexit hanno avuto un ruolo importante. 

La pandemia ha incentivato delle abitudini che hanno fatto sì che i luoghi come le librerie indipendenti perdessero il contatto, fondamentale, con le persone, che hanno iniziato a rivolgersi ad altre tipologie di servizi”, racconta la libraia riferendosi all’acquisto di libri online. “Queste abitudini si sono consolidate e, anche quando è stato possibile riaprire, le persone non sono più tornate con la stessa frequenza di prima.” Perlomeno, non per acquistare.

 “La Brexit non ha aiutato per nulla, da un lato per un aumento generale dei costi e, dall’altro, perché moltissima gente se n’è andata. In generale vendevamo meno, però in occasione delle presentazioni dei libri con gli autori la libreria era sempre piena. Dopo la pandemia c’era il bisogno, il desiderio incredibile di aggregarsi e incontrarsi.” 

“Forse, però, è mancata la consapevolezza di quanto fosse necessario anche un sostegno concreto. Se tutti quelli che piangono The Italian Bookshop fossero venuti a comprare un libro, forse sarebbe ancora aperta. E’ vero che i servizi online possono portare i libri a casa più velocemente di quanto possa fare io, ma non hanno il potere di portare anche le serate come quelle organizzate in libreria”.

Una Londra che cambia 

Ornella descrive una Londra che cambia il proprio paesaggio, la propria natura intima, anche a seguito del connubio Brexit-pandemia. Chiaramente, non si tratta soltanto della chiusura dello spazio e dell’impatto sulla comunità di italiani che lo frequentava, ma di trasformazioni che interessano il tessuto di una città che oggi è, agli occhi di Ornella, profondamente diversa da quella in cui è approdata oltre trent’anni fa.   

Per Ornella la Brexit ha inferto “una ferita enorme, al di là della libreria. Londra è la mia casa, e di colpo mi sento dire che non lo è più, come se ora fossi in affitto.” Il senso di ingiustizia e di mancato riconoscimento crescono, se Ornella si sofferma a pensare a quanto alcune persone, come lei, hanno vissuto stabilmente in Regno Unito per lungo tempo, contribuendo con il proprio lavoro alla vivacità culturale della città. 

Appartengo ancora? Londra è ancora la città di cui mi sono innamorata follemente quando sono arrivata trent’anni fa? Sono domande che mi pongo, io come tanti altri, in attesa di una risposta che non riusciamo a darci. Ci sono giorni in cui rispondo con sicurezza che sì, è ancora la mia città. Ci sono altri momenti in cui sento che è avvenuta una trasformazione profonda. Parlo in quanto testimone di una realtà come la libreria, crocevia da cui è passata una marea di gente”. 

“Forbici” e “punti”: due metafore per la Londra di oggi

Quello che ora manca, e che un tempo era una peculiarità di Londra, sta tutta in un verbo: “arrivare”.

A Londra, un tempo, si approdava: “Arrivare ‘con la speranza di’, ‘con la voglia di’. Le persone arrivavano a Londra per cercare un lavoro, per poi iscriversi all’università, per poi iniziare a costruire qualcosa. Ora questa spontaneità non c’è più: non basta la carta d’identità, bisogna munirsi di passaporto e visto. Per trasferirsi bisogna avere uno stipendio sufficientemente alto. I costi sono insostenibili, basti pensare alle rette universitarie, inaccessibili per chi viene dall’estero, Europa compresa.” 

“Prima era una città in cui era possibile invecchiare pur rimanendo giovani. A me sembra che ora stia diventando una città per vecchi e per ricchi, a causa di queste forbici che si allargano inesorabilmente.”, racconta Ornella. 

Per me un esempio significativo è quello della catena Caffè Nero. Ovunque la libreria si spostasse nella città, a ogni cambio di sede c’era un Caffè Nero nei dintorni. Lì vedevo arrivare dall’estero ragazzi e ragazze, io mi sentivo un po’ la loro mamma acquisita mentre mi servivano il caffè. Caffè Nero era un punto di partenza per i giovani che si trasferivano. Ora ci lavorano persone adulte, con tutt’altro tipo di prospettiva e progettualità. Da trampolino, da punto di partenza, quel posto è diventato, semplicemente, un punto.” 

Arrivare, approdare a Londra è più difficile, così come rimanerci: dopo l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, per continuare a risiedere in UK i cittadini europei hanno dovuto registrarsi, entro giugno 2021, allo EU Settlement Scheme. A oggi, è possibile fare richiesta per ottenere uno status in casi limitati, ad esempio con una “domanda tardiva” o con una domanda di ricongiungimento familiare, insieme alla quale è necessario allegare delle prove che motivino la richiesta e giustifichino il suo ritardo. 

Se viene a mancare il potenziale evolutivo della città, se non c’è più un punto di partenza, se questo si trasforma in “punto” e quindi in chiusura ermetica, impraticabilità, non c’è nemmeno la possibilità di immaginarsi nel futuro. Ornella parla per metafore del tema dell’inaccessibilità: è come se il Regno Unito, da isola grande, fosse diventato un’isola piccola, un puntino, chiuso e isolato, sulla cartina geografica. 

“Reinventare” la libreria: programmi attuali e progetti futuri 

I luoghi sono importanti punti di riferimento, ma quello che Ornella porta è una modalità di stare in relazione, a cui danno il “la” la sua curiosità e la sua energia, il suo porre continuamente domande alle persone che incontra. 

Chi la frequentava, la ricorda bene, la libreria; soprattutto, ricorda bene come si stava in quello spazio. L’affetto è rimasto intatto, come dimostra il sostegno e l’interesse che singoli cittadini e istituzioni italiane (l’Ambasciata Italiana a Londra, l’Istituto Italiano di Cultura) rivolgono a Ornella e ai suoi progetti. 

Ora che la libreria, fisicamente, non c’è più, Ornella ha trovato dei nuovi modi per “continuare a essere” in questa Londra diversa, percepita come meno accogliente, avendo cura di preservare l’aspetto umano che la caratterizzava e rispondendo, così, a quel bisogno di aggregazione mai esaurito, come dimostra la nutrita partecipazione che ha sempre contraddistinto gli eventi in libreria.

Mi sto riorganizzando. Continuo la mia attività di diffusione della cultura attraverso la presenza sui social. Sui miei profili Instagram e Facebook condivido contenuti e suggerimenti letterari. Organizzo ancora delle presentazioni di libri, più o meno una volta al mese, collaborando con una galleria d’arte italiana del ‘900, l’Estorick Collection. Ha un bellissimo spazio ed è un contesto molto interessante.”

A partire da gennaio 2024 Ornella sarà impegnata in una collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Londra che, riconosciuta l’importanza del suo lavoro per la comunità italiana, le ha chiesto di curare una serie di incontri nella biblioteca dell’Istituto, pensati anche per ritrovare lo spirito della libreria. 

Io sono una persona normale. Rispetto alle proposte di alto livello dell’Istituto Italiano di Cultura io sono sicuramente più ‘pop’. Lo spirito della libreria era un po’ caciarone, alla buona, c’era un’atmosfera informale, sostenuta anche dalla chiacchiera, dal bicchiere di vino accompagnato dal tarallo per aperitivo.” 

Collocarsi sul piano “pop”, in termini di accessibilità culturale e di servizio offerto alla comunità, è fondamentale, e non significa limitarsi alla superficialità. Ornella in questo crede molto.

Si tratterà di incontri tematici”, spiega, riferendosi alla collaborazione con l’Istituto. “Incontri con scrittori che non per forza presenteranno i loro libri, ma che parleranno di argomenti rilevanti per la cultura italiana. Anche con delle modalità interattive, per esempio attraverso questo format che io chiamo ‘La notte degli incipit’, una serata di quiz dedicata alla letteratura italiana”. 

Il senso di comunità: un patrimonio da tutelare

Il “senso di comunità” è un costrutto della psicologia di comunità che descrive l’esperienza psicologica che gli individui fanno all’interno della comunità, intesa come un’aggregazione spontanea di un gruppo di persone, tenute insieme dal punto di vista relazionale e geografico. 

Secondo Ornella si possono distinguere, grosso modo, due “linee” di italiani che si trasferiscono a Londra: coloro che non vogliono avere nulla a che fare con i connazionali e quelli che, invece, ricercano attivamente la relazione. La libraia appartiene sicuramente al secondo gruppo, in parte per il suo lavoro, che da sempre l’ha messa in contatto con gli italiani a Londra e con gli inglesi interessati al contesto italiano, un po’ per quella che riconosce come una necessità di altra natura, e che potremmo ricondurre al costrutto di senso di comunità. 

Quest’ultimo può essere spacchettato in una serie di componenti che concorrono al benessere psicologico individuale: appartenenza, influenza, connessione emotiva condivisa, soddisfazione dei bisogni.

Ornella sente molto la community di italiani a Londra, una rete di relazioni e di supporto che paragona alla “queer family” di Michela Murgia.  

La comunità di italiani a Londra, per come la conosco io, funziona un po’ come una società di mutuo soccorso. Se c’è qualcuno in difficoltà, si attiva automaticamente un senso di responsabilità che spinge ad intervenire, a offrire aiuto. E che, dall’altro lato, ti fa sentire sempre coperto.

Sentirsi in connessione con gli altri, uno degli ingredienti del senso di comunità, rende le persone maggiormente capaci di affrontare i momenti di difficoltà, producendo effetti positivi a cascata sulla loro salute mentale

C’è un episodio che è esemplificativo rispetto a questo senso di ‘esserci’ per gli altri. Qualche anno fa ho avuto dei problemi di salute. Ero sola, per cui ho lasciato qualche messaggio a degli amici per raccontargli che cosa stesse succedendo. Una di loro mi ha accompagnato in ospedale. Mentre ero in sala d’attesa, le persone che avevo contattato hanno iniziato ad arrivare, una dopo l’altra, popolando la sala d’attesa. Almeno quattro persone sparse per Londra avranno le chiavi di casa mia e viceversa. E’ un mondo di vicinato che si sostiene e si prende cura”. 

E che, aggiungiamo, è un patrimonio importante da tutelare.