Italiani in UK: i mille volti del paese della Brexit

Non più paradiso di giovani e studenti, il Regno Unito resta il paese con più grande immigrazione italiana. Nella distanza culturale tra Londra e le città minori, quali sono le difficoltà e i vantaggi irrinunciabili per gli italiani in UK?

italiani in inghilterra

Che il Regno Unito sia una delle mete predilette dagli italiani ce lo dicono i dati: pare che l’8% della popolazione italiana all’estero risieda nella grande isola oltremanica. 

Tra questi quasi tutti vivono in Inghilterra (il 94%) e Londra è la città che conta il maggior numero di connazionali. 

Una metropoli cosmopolita che da sempre ha attirato i giovani alla ricerca di lavori temporanei, utili per riempire il borsellino settimanale e soprattutto se visti in ottica di esperienza  di vita che porta con sé il grande vantaggio di migliorare l’inglese appreso a scuola,  la lingua “veicolare” più utilizzata al mondo.

Ma le città inglesi sono, anzi erano, anche meta di percorsi di formazione più duraturi, dall’Erasmus, ai master e ai dottorati, in grado di aprire la possibilità di carriere professionali decisamente meglio retribuite. 

Ora le cose sono cambiate. Dopo la Brexit, andare in Inghilterra per motivi di studio non è diventato un affare assai complesso, e la stessa cosa vale per chi entra nel paese senza un contratto di lavoro. 

Da ciò deduciamo che in questo periodo storico, post accordi Brexit e pandemia in corso, gli italiani residenti siano quindi prevalentemente famiglie e lavoratori con un’attività professionale già avviata. 

Meteo e cibo vs opportunità di lavoro e intercultura

Come vivono gli italiani in UK? Trasferirsi in un altro paese rappresenta un forte cambiamento sempre o inevitabile evoluzione, ma nel caso del Regno Unito sono tanti coloro che lamentano una difficoltà di adattamento al clima e al cibo. 

Già, sembrerà banale ma pioggia che non bagna e quella giacchetta da non dimenticare in estate possono giocare brutti scherzi emotivi e sbalzi d’umore. 

E poi c’è la cucina. Più che arte culinaria (città come Londra non mancano certo di buoni ristoranti e tanto meno di varietà) è la reperibilità a buon prezzo di frutta e verdura di qualità a risultare difficile, in quanto molte materie prime provengono dall’estero. 

Oltre al clima e alla cucina, le famiglie italiane lamentano del costo talvolta poco sostenibile del childcare (fino a 4 anni, poi la scuola è gratuita) e del servizio sanitario pubblico, troppo focalizzato sulla cura e poco sulla prevenzione

Ma la bilancia pende dalla parte dei vantaggi, e sono pochi coloro che rinuncerebbero alla propria British Life per tornare nel paese di origine. 

Nelle città, il clima interculturale, l’integrazione tra i gruppi di diverse nazionalità, le opportunità lavorative, il dinamismo culturale e ricreativo e una buona qualità della vita fanno dimenticare il sole e gli spaghetti.  

Dalla Scozia a Cambridge: una pluralità di esperienze

Ma la realtà degli immigrati in UK è ben più complessa. Se pensiamo al giovane italiano a Londra non possiamo che avere un quadro ridotto di cosa significhi vivere in UK, una nazione densamente popolata, centro della diversità e meta ideale di persone provenienti da tutto il mondo, ma anche così ampiamente criticato, non solo per la Brexit e per l’attaccamento alla famiglia reale. 

La realtà di Londra, la metropoli che ospita il mondo, è ben diversa da quella di Nottingham (una delle mete preferite per le famiglie che fuggono dalla vita cara e frenetica della capitale).

E lo è ancora di più se comparata alle campagne del Cambridgeshire, o ai luoghi in cui il compatto voto pro-Brexit domina la vita pubblica, tanto che per gli stranieri il fatto di essere “british” o no, soprattutto in ambito lavorativo, è diventato un fattore discriminante.

Un mondo a parte invece è quello della Scozia, scelta dalla minoranza dei nostri connazionali, ma pur sempre parte di UK, in cui il 70% della popolazione ha votato No Brexit.

“Qui io e molti italiani che conosco ci sentiamo a casa” racconta Anna, cittadina scozzese da 9 anni. “Al contrario di quanto si dice, quando vado a Londra mi sento una straniera. Sarà che vivo nello Aberdeenshire, che è stato lo nominato per molti anni best quality life place in UK, per la qualità della vita, le opportunità di lavoro, gli stipendi e il bilanciamento tra vita privata e professionale. 

Focus 2022: viaggio in UK

Casa, lavoro, cultura, reti di sostegno, sistema sanitario e servizi di salute mentale del sistema pubblico e privato sono alcuni dei temi che la redazione di Transiti approfondirà nel corso del mese di gennaio, grazie al supporto degli italiani in UK.

Un approccio che ci accompagnerà per tutto il 2022, è quello del focus mensile di uno dei paesi di destinazione preferiti dagli italiani all’estero. Un viaggio attraverso l’Europa per approfondire la cultura dei contesti di immigrazione, le reti di sostegno, le esperienze dei singoli e le difficoltà pratiche ed emotive. 

 

di Silvia Trisolino