La leggerezza Erasmus 

A causa della pandemia, sei studenti su dieci hanno deciso di tornare in patria. Ma ora una buona dose di ottimismo e un pizzico di leggerezza promettono una ripartenza in Erasmus

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Il progetto Erasmus è nato con l’intento di favorire lo scambio e la mobilità tra Paesi Europei.

L’apprendimento di una nuova lingua, il contatto con una cultura diversa da quella di appartenenza, la conoscenza di coetanei provenienti da altri Stati Membri, la possibilità di sperimentare se stessi in assenza della abituale confort-zone.

Queste sono alcune delle preziose esperienze offerte dall’Erasmus a tutti coloro che desiderano prendervi parte. 

Ma cosa è successo durante questa lunga crisi sanitaria?

In base ai dati raccolti dalla Commissione Europea, dei 165 mila studenti che si trovavano in scambio nei primi mesi della pandemia, circa sei su dieci hanno deciso di tornare il prima possibile in patria.

La “frustrazione” Erasmus

Secondo alcuni studenti intervistati da Linkiesta, trovarsi relegati nella stanza di uno studentato, in attesa di capire come si concluderanno i corsi, quando sarà possibile dare gli esami, parzialmente isolati dai contatti con i coetanei, non è di certo l’Erasmus che si immaginava.

Una studentessa, in trasferta a Bruxelles, racconta:

«Questo Erasmus non è come me lo aspettavo. Avrei voluto conoscere altri studenti europei, confrontarmi con loro, farmi nuovi amici. Con la distanza sociale e la regola della “bolla” però è impossibile.

La mia vita qui è una serie continua di piccole delusioni che frustrano le mie aspettative»

Una situazione simile per uno studente in Erasmus a Gent:

«Nel giro di pochi giorni ci siamo ritrovati tutti rinchiusi nelle nostre stanze.

Niente più feste, lezioni solo al pc: il massimo della socialità ora è la sigaretta la sera nel cortile dello studentato. Tornando indietro, è ovvio, sarei partito per un solo semestre». 

In una condizione di lontananza forzata da casa, la nostalgia per gli affetti si fa sentire più forte, e non può essere compensata dalle nuove amicizie che generalmente fioriscono attraverso la frequenza delle Università ospitanti.

Inoltre, la preoccupazione per la diffusione del virus, l’impossibilità di prevedere una data di rientro a casa,  hanno in molti casi spinto gli studenti fuori sede a ritornare in Italia.

Il 2020 è stato un anno di black out: è stata interrotta la scuola, si è fermato gran parte del mondo del lavoro, i contatti vis à vis hanno avuto una battuta d’arresto. Così è stato anche per l’Erasmus.

Le nuove modalità Erasmus+

Eppure, nonostante questo 2020 a dir poco scoraggiante, pare che gli italiani abbiano preservato il desiderio di fare un’esperienza di studio e lavoro all’estero.

In 6 anni, il programma Erasmus+ ha coinvolto 43 mila italiani e ha visto un aumento delle candidature: 425 per la mobilità individuale ai fini di apprendimento (con un aumento del 5% sul 2019) e 247 per l’azione partenariati strategici (con un più 28%).

Inoltre, per poter usufruire al massimo dell’ Erasmus, nell’anno accademico 2021-2022 sono state proposte 3 diverse modalità di erogazione della borsa.

Una modalità interamente virtuale, che offre la possibilità di iscriversi all’Università straniera dando gli esami e seguendo i corsi a distanza.

La modalità “tradizionale” che prevede il temporaneo trasferimento dello studente presso l’Università prescelta.

La modalità blended, dove la frequenza dei corsi online si alterna a brevi periodi di soggiorno all’estero.

Si riparte, Erasmus 2022

Per comprendere più da vicino la situazione degli studenti che hanno iniziato il loro Erasmus nel mese di settembre, abbiamo ascoltato la voce di Cosimo, arrivato a Marsiglia da pochi giorni. 

Cosimo ci racconta le motivazioni che lo hanno portato ad intraprendere un Erasmus. Per lui questo progetto è una ottima opportunità di perfezionare il francese, lingua importante per l’ambito professionale di sua competenza (sta frequentando scienze forestali).

Cosimo spera che questa esperienza lo aiuti a superare le paure “fisiologiche” connesse alla lontananza da casa e alla mancanza degli affetti.

E’ fortemente convinto  che un soggiorno all’estero (per lui sarà di 6 mesi, ma avrebbe preferito stare più a lungo) sia utile per aprire più opportunità di lavoro oltre i confini italiani.

Cosimo non sembra particolarmente preoccupato dalle possibili restrizioni dovute al Covid.

Si dice ottimista rispetto al rischio di nuovi “confinamenti”.  Gli studenti sono per la maggior parte vaccinati e la Francia già durante i primi lockdown ha messo in atto misure contenute nei confronti di Scuole e Università.

Nel caso di brevi e temporanee chiusure, Cosimo usufruirà della modalità blended, in attesa di potere tornare a frequentare i corsi “offline”.

In caso invece di rigide restrizioni probabilmente rientrerà in Italia: un Erasmus tra le mura di una stanza non è un Erasmus.

L’essenza di questa esperienza è il contatto con l’altro, il confronto, lo scambio.

Creare una rete di relazioni interpersonali che favoriscano, in futuro, ulteriori scambi e nuove esperienze internazionali.

La tranquillità che si percepisce parlando con Cosimo, forse deriva anche dal clima che si respira a Marsiglia.

Al momento c’è molta “normalità”.; nessun obbligo di mascherina nei luoghi chiusi, nemmeno nei mezzi pubblici (anche se sarebbe prevista).

Si è liberi di uscire, mangiare al ristorante, frequentare i locali, fare sport e tutto il resto. Insomma, non si ha la sensazione di essere nel mezzo di una pandemia.

Cosimo ovviamente è consapevole che il rischio di contagio è ancora presente, ma ha una grande fiducia nella medicina e nell’effetto benefico delle vaccinazioni.

La fiducia verso il futuro

Cosimo non è preoccupato rispetto all’eventualità di contrarre il Covid in un Paese poco familiare, distante da casa. Anzi, è sollevato all’idea di stare lontano dagli affetti proprio in questo periodo, così non c’è in alcun modo il rischio di trasmettere loro il virus.

Dalla breve chiacchierata con Cosimo quello che più mi colpisce è l‘ottimismo per il futuro. La voglia e l’energia di andare oltre questo complicato periodo storico, che a lungo ci ha fatto sentire immobili, incastrati nelle nostre vite, senza possibilità di progressione.

Una leggerezza che compensa, almeno un pochino, la pesantezza respirata negli ultimi 2 anni. 

Forse uno dei tanti aspetti che rende indimenticabile l’esperienza Erasmus è proprio la dimensione della leggerezza.

Un elemento che nel passaggio alla vita adulta spesso si perde, sovraccaricati dalle responsabilità e dai piccoli problemi quotidiani.

Sarebbe utile, nei momenti di maggiore difficoltà (proprio come la crisi pandemica che stiamo attraversando), tornare di tanto in tanto a questa “leggerezza Erasmus”, per potere provare ad assumere una prospettiva diversa.

Percepire gli ostacoli meno insormontabili, apprezzare le piccole cose che la quotidianità ci offre, essere aperti a tutto ciò che è fuori di noi e dalle nostre vite e mantenere viva la fiducia in noi stessi e negli altri.

 

di Bianca Casella

 

 

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