La salute mentale è un fatto sociale

Investire nelle politiche volte al miglioramento della salute mentale è fondamentale, in quanto si tratta di un tema centrale che ha effetti in tutti gli aspetti fondamentali dell’esistenza

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Quando si parla di salute mentale non si intende una condizione fissa di sofferenza e malattia. Secondo l’OMS la salute mentale è «uno stato di benessere in cui un individuo realizza le proprie capacità, può far fronte ai normali stress della vita, può lavorare in modo produttivo ed è in grado di dare un contributo alla propria comunità». 

Si tratta quindi di uno stato, ovvero di un elemento variabile, fondamentale per lo sviluppo armonico dell’individuo nel suo contesto sociale.

Intervenire sulla salute mentale significa anche agire sul contesto sociale ed economico che influenza la salute mentale stessa: proprio per questo motivo, l’OMS è d’accordo nel sostenere che «offrire ad ogni bambino le migliori condizioni di partenza possibili genererà i maggiori benefici sia in termini sociali che di salute mentale».

Eppure oggi 264 milioni di persone nel mondo soffrono di depressione e il suicidio è la seconda causa di morte mondiale dei giovani tra i 15 e 29 anni. Non esiste una risposta concreta a questa emergenza: a livello globale infatti, in media 10.000 persone hanno a disposizione un solo professionista, e tra questi pochissimi si dedicano alla prevenzione o alla cura in esordio delle patologie più lievi.

Quale relazione tra migrazione internazionale e salute mentale?

Focalizzarsi sull’interazione tra migrazione internazionale e salute mentale significa portare alla luce la complessità delle condizioni sociali della migrazione stessa in tutti i suoi aspetti, in particolare relativi all’impatto nella società.

Attraverso la narrazione di esperienze e l’analisi delle stesse è possibile comprendere il modo in cui i pazienti reagiscono in nuovi contesti attraverso le interpretazioni fornite dalla cultura di origine – rappresentazioni, rituali, immaginario collettivo – per dare senso ai viaggi migratori ma anche mettere in discussione il progetto migratorio inizialmente concepito. 

Lavorare sulla salute mentale delle persone coinvolte in un’esperienza migratoria significa quindi prendere in considerazione le voci dei migranti stessi che si interrogano sulle proprie condizioni sociale e sullo stato, variabile, del proprio benessere, non solo economico, visto in una dimensione ben più ampia. 

Chiunque, anche coloro che emigrano per abbandonare una situazione di povertà o pericolo, è attore della propria esperienza migratoria. 

Scegliere, in una fase precisa, di intraprendere un percorso terapeutico significa anche affermare il primato della vita e interrogarsi sul significato del proprio percorso migratorio e sulle molteplici esperienze ad esso legate, obbligando il protagonista a mettere in discussione e in prospettiva la propria traiettoria personale.

La salute mentale è un tema centrale che ha riverbero in tutti gli aspetti fondamentali dell’esistenza. Promuovere la possibilità di un benessere psichico, non solamente delle persone più vulnerabili e svantaggiate, significa incidere positivamente nella vita delle persone, nelle organizzazioni, nelle comunità e nelle nazioni. 

Per questo motivo un investimento adeguato nelle politiche volte al miglioramento della salute mentale è necessario, a partire dalla conoscenza dei costi sia economici che sociali delle malattie mentali per la comunità e le nazioni.

A novembre Transiti Magazine approfondisce il tema della salute mentale, con un focus al fenomeno migratorio italiano, in occasione della pubblicazione del RIM – Rapporto Italiani nel Mondo 2021 della Fondazione Migrantes, che per la prima volta, grazie alla collaborazione con Transiti, affronta il tema chiave della salute psicologica della popolazione italiana expat, fondamentale per avere un quadro di analisi completo sulla mobilità italiana ai tempi del Covid-19.