La scuola è ripartita

La scuola riparte, ma gli studenti non sono più gli stessi. E il problema non era solo la DAD

scuola

Per circa un anno e mezzo abbiamo sentito parlare in continuazione di “scuola in presenza” e “didattica a distanza”.

Un dibattito spesso sterile, inutile, per alcuni versi dannoso. La vita della scuola, e quindi degli studenti, è stata usata con troppo facilità per portare avanti interessi politici, cercare consenso, segnare la differenza dall’altro. 

Tutto il dibattito si è polarizzato così attorno alla diatriba presenza vs DAD, come se il problema fosse solo quello. 

A questo proposito Paolo di Paolo scrive su  Repubblica con queste parole:

Tutto questo, cari accaniti e opportuni propugnatori del ritorno «in presenza», per dire che – quando la scuola vi preoccupava meno – la situazione era già questa. Stamattina si ricomincia. È bello, entusiasmante, commovente. E comunque, non si riaccende il «cuore pulsante» del Paese, ma una caldaia preziosa e malmessa che decide il destino di tutti – anche di chi non ci pensa più, di chi non ci pensa mai

Scuola: più problemi di prima

La scuola è ripartita. Celebrare solo il successo del ritorno in presenza dimenticando i problemi di sempre significa rinunciare, per l’ennesima volta, di perdere l’ennesima occasione per fare un passo in avanti. 

Perché ha ragione Paolo di Paolo quando dice che non si è riacceso il «cuore pulsante» del paese. Magari fosse così. Invece i problemi esistevano già. 

Prima dello stop e della chiusura la dispersione scolastica in Italia era del 13,5%, ben al di sopra di quel 10% fissato come parametro dall’Unione Europea. Peggio di noi solo Malta e Spagna. 

L’arrivo del coronavirus ha poi complicato le cose, facendo aumentare il tasso di abbandono un po’ in tutta Italia. 

Non abbiamo ancora dati certi ma alcune indagini, prendo ad esempio Riscriviamo il futuro” pubblicata da Save the Children a Gennaio 2021, sembrerebbero indicare che quel numero è aumentato. Un numero, non dimentichiamocelo mai, che è fatto di tanti, tantissimi, nomi e cognomi di ragazzi e ragazze che hanno smesso di frequentare la scuola. 

Per loro la scuola non è ripartita. Ed è una sconfitta per tutti.

Manca la fiducia reciproca

Dati che ci fanno pensare che a venire meno, oggi più che mai, è la fiducia nell’istituzione scuola

Prima del Covid, ricordiamo di aggressioni a insegnanti da parte di genitori arrabbiati, gruppi WhatsApp che diventavano luoghi in cui veniva analizzato e criticato il lavoro di professori e professoresse, dirigenti che dovevano stilare regolamenti e patti di fiducia da far firmare ai genitori. 

Una volta una dirigente di una scuola con la quale collaboravo ha dovuto cambiare i suoi orari e non renderli pubblici per evitare alcuni genitori, eccessivi nelle loro richieste e nelle loro osservazioni, in attesa davanti alla sua porta la mattina. 

Con la didattica a distanza la situazione non è cambiata. Genitori che ascoltavano e registravano le lezioni perchè non si fidavano. O che assistevano alle interrogazioni per poi contestare il voto. 

Di nuovo, veniva a meno la fiducia nei confronti dell’altro, della scuola, dei professori, del settore sociale. 

Ma senza la fiducia non esiste l’insegnamento. Perché è vero che per insegnare è necessaria un’adeguata preparazione, ma è altrettanto vero che se non abbiamo fiducia nelle capacità degli insegnanti diventa difficile imparare da loro. 

Il tema della fiducia è quindi cruciale e lo sento sempre più scricchiolare anche dalla parte dei ragazzi. 

Un anno e mezzo di DAD, di scuola che si apre e si chiude, di professori che si “vendicano” in sede di scrutinio e di politica che non va oltre gli slogan sull’importanza della scuola in presenza, stanno rendendo tutto più difficile. 

C’è un rapporto di fiducia con la scuola da ricostruire, perché da quel rapporto si gioca il futuro di tutti ragazzi. 

Riprendere il ritmo, recuperare lo spazio

Ma chi sono i ragazzi che oggi stanno tornando dietro i banchi? Di certo non quelli che avevamo lasciato a Febbraio 2020. 

L’indagine di Save The Children ha provato a dare voce ai ragazzi e i dati che sono emersi sono molto significativi. 

Dallo studio che ha coinvolto 1000 studenti sparsi sul territorio nazionale, è emerso che sei studenti su dieci ritengono che il periodo passato a casa da scuola abbia avuto e stia avendo ripercussioni negative sulle capacità di socializzare relazionarsi.

Uno su due pensa che le proprie amicizie abbiano avuto ripercussioni negative.

Due studenti su tre ritengono che l’anno di pandemia gli abbia tolto la possibilità di vivere esperienze sentimentali importanti. 

Interessanti anche le emozioni prevalenti: stanchezza, incertezza, preoccupazione, irritabilità, ansia, disorientamento, nervosismo, apatia, scoramento e esaurimento. 

Manca l’emozione della rabbia. Dovremo quindi essere pronti ad accoglierla quando si presenterà evitando anche di stuzzicarla troppo. 

I ragazzi devono essere aiutati a riprendere il ritmo, bisogna dare loro la possibilità di recuperare il loro spazio e, perché no, di scoprirne di nuovi. 

Infine, cito un altro dato emerso dalla ricerca: uno su due considera l’anno di pandemia un anno sprecato. Non è colpa di nessuno, ma non possiamo neanche fingere che non sia così.

La scuola è ripartita e siamo tutti contenti. Vedere gli studenti che si muovono sui marciapiedi con i loro zaini strapieni e sentirli parlare, urlare e ridere è qualcosa di bello, bellissimo, a cui non dobbiamo abituarci mai. 

Ma non fermiamoci qui. Il problema non era solo la didattica a distanza. 

Perché ora che siamo tornati in presenza e abbiamo il dovere e la responsabilità di ricostruire quel rapporto di fiducia con i ragazzi. Se non ora, quando?

  

di Alberto Rossetti

 

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