La migrazione, il percorso complesso verso la nuova identità

Un processo di crescita personale, la migrazione porta alla costruzione di una nuova identità

Il secondo paradigma proposto dal Rapporto Italiani nel Mondo è quello che vede la migrazione come un percorso.

L’evento migratorio è oggi definibile come un percorso non più definito aprioristicamente, dal quale scaturisce la composizione di un più ampio progetto di vita.

L’evoluzione dipende molto dalle opportunità incontrate durante il cammino, dove vita lavorativa e affettiva spesso si intrecciano e si innestano nella traiettoria migratoria (ibidem).

Migrazione come ambizione: una vera scelta?

Questo modello coinvolge maggiormente le nuove generazioni, costituite in larga parte da giovani cresciuti con il paradigma dell’euro-mobilità. Ne fanno parte di una generazione istruita, tuttavia penalizzata dal punto di vista delle possibilità lavorative: sono più esposti al rischio della disoccupazione e vedono l’emigrazione non tanto come una “fuga” quanto piuttosto come un mezzo per soddisfare ambizioni e nutrire le proprie curiosità.

Si tratta di una mobilità in divenire che tende a modificarsi continuamente poiché si intreccia sia con le opportunità lavorative che con le relazioni interpersonali che si presentano durante questo percorso.

Spesso, i soggetti che più aderiscono al modello della migrazione come percorso, anche se favorevoli alla partenza, si sentono frustrati dal non poter scegliere fino in fondo ciò che si vuole, dove si vuole.  Chi è partito, lamenta una forte nostalgia per la propria terra e per le relazioni abbandonate.

Migrare è fare i conti con il passato

Le persone che sperimentano la perdita di ambienti familiari si trovano ad affrontare il bisogno di fare i conti con il proprio passato e, allo stesso tempo, sono chiamate a confrontarsi continuamente con il nuovo ambiente socioculturale.

Il risultato di questa “battaglia su due fronti” è una percezione di discontinuità interna che a volte lascia spazio ad uno stato di stress sociale ed emotivo manifestato attraverso espressioni ambivalenti di un forte desiderio per un ricongiungimento (reale o fantastico) con la terra natia e per le esperienze, i luoghi e gli eventi del passato (Nikelly, 2006).

Nel modello della migrazione come percorso tale processo sembrerebbe raggiungere un ulteriore livello di complessità vista l’indeterminatezza della traiettoria migratoria propria di questo paradigma.

Un’identità in esilio

Sembrerebbe proprio questa l’area di maggiore ristrutturazione in questo tipo di modello migratorio: una lotta per l’integrazione del sapore agrodolce della nostalgia del migrante (Werman, 1977) che sta ad indicare un piacere malinconico, una gioia tinta di tristezza nei confronti del proprio senso d’appartenenza.

È dolce perché la vita nella terra d’origine ha dato un effettivo piacere rafforzato anche attraverso l’idealizzazione dei ricordi.

È amaro non solo perché tali interazioni non possono essere replicate ma anche perché, nella sua configurazione originale, contenevano già conflitti non risolti e delusioni (Castelnuovo-Tedesco, 1980).

Akhtar (1999) e Harlem (2010) parlano di identità in esilio a causa del processo migratorio.

È come se alcuni aspetti della propria identità si fossero persi nel transito e la sensazione di vuoto, di parti di sé mancanti, viene accompagnata da una forte concentrazione sugli aspetti concreti della quotidianità.

Percepire un certo senso di disorientamento è un aspetto normale e inevitabile della migrazione, tuttavia una certa attenzione su come e quanto ci si dedica durante questo processo alla propria crescita personale in termini di relazioni, ambizioni e passioni sembra essere un buon indicatore di risoluzione sana di quel senso di vuoto che ogni traiettoria migratoria a suo modo porta nell’identità del migrante.

 

Akhtar, S. (1999). Immigration and identity: Turmoil, treatment, and transformation. Lanham, Jason Aronson.

Harlem, A. (2010). Exile as a dissociative state: When a self is «lost in transit». Psychoanalytic Psychology27(4). 460–474.

Migrantes, Fondazione (2016). Rapporto italiani nel mondo. Roma, Edizioni Idos.

Nikelly A.G. (2006). The Anatomy of Nostalgia: From Pathology to Normality. International Journal of Applied Psychoanalytic Studies. Vol. 1(2).