Natale per gli expat: famiglia sì, ma a distanza 

A Natale siamo più felici o più tristi? Magari entrambi, perché uno stato d’animo non esclude l’altro. Una cosa è certa: la condizione da expat, la distanza e l’isolamento a Natale possono assumere un significato ben diverso

natale depressione

Dicembre è il mese del Natale e Natale significa famiglia, almeno nella tradizione culturale italiana. La riunione famigliare negli anni ha visto l’inserimento di tradizioni consumistiche come doni e addobbi, quel fenomeno di scambio che solidifica, recupera o “scalda” le relazioni umane.

La tradizione impone anche uno stato d’animo: a Natale dovremmo essere tutti più buoni ma soprattutto più felici.

Ma accade sempre così?

A Natale siamo più felici o più tristi? 

Se la felicità è uno sto mentale momentaneo, essere felici per un intero periodo è impossibile, anzi. Dover essere felici a tutti i costi può generare un sentimento di infelicità, così come il dover stare vicini alla famiglia a tutti i costi. 

Si parla sempre più spesso di Christmas Blues, un fenomeno reale che prevede abbassamento del tono dell’umore, sintomatologia di ansia/stress e pensieri negativi.

Una condizione non rara, ma che assume questo nome proprio perché colpisce alcune persone durante le festività. 

Da un sondaggio effettuato dall’APA (American Psychological Association) su questo fenomeno,  risulta che il 38% delle persone intervistate ha affermato che il loro livello di stress aumenta durante le festività. Tra le motivazioni più comuni ci sono i doni da acquistare e la spesa economica natalizia e, per alcuni, anche l’abitudine a fare il “bilancio” dell’anno. 

Ma se lasciamo da parte il portafoglio e le aspettative del nuovo anno, dobbiamo ammettere che sono soprattutto l’isolamento, la solitudine e la distanza dalle persone care a generare il maggiore disagio emotivo.

Il Natale degli expat 

A dicembre parleremo di famiglia, e soprattutto di chi, la famiglia, a causa della distanza o della pandemia, non la potrà raggiungere per il secondo anno consecutivo. 

Perché a Natale, per gli expat, la distanza diventa reale, pesante, concreta: nonostante la tecnologia, si contano inevitabilmente i giorni che ci separano dall’ultimo ritorno a casa.

Una fragilità emotiva in equilibrio precario, che cerca supporto in una nuova famiglia: la nuova rete sociale del paese di accoglienza, ovvero la ‘nuova comunità’ dell’expat. 

Assecondare le emozioni natalizie è un buon punto di partenza, così come esternare i nodi più fastidiosi della festività di fine anno. 

Parlarne con qualcuno è la soluzione, ma anche sedersi su una poltrona e dedicare questo momento di calma apparente a sé stessi, in compagnia di un bel film, una serie o un libro appassionante.

Come da tradizione, anche la redazione di Transiti conta i giorni che mancano a Natale. Proprio per questo abbiamo deciso di creare il nostro personale calendario dell’avvento: da oggi alla Vigilia vi accompagneremo con un consiglio quotidiano di cose belle da vedere, leggere, ascoltare e, talvolta, visitare.

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