Perù: scuole ancora chiuse. La scelta di tornare in Italia

Dopo un anno di lockdown e dure restrizioni, in Perù gli studenti non entrano ancora a scuola. E così Margherita, mamma di tre bambini, ha deciso di tornare in Italia per tornare a una normale socialità

scuole chiuse

Mentre in Europa a settembre suona la campanella, nel resto del mondo non avviene ovunque la stessa cosa. 

Milioni di studenti non mettono piede nelle aule da marzo 2020 e, a  causa del numero di contagi e ricoveri, le scuole restano chiuse in diversi paesi come le Filippine, il Qatar, il Vietnam, il Brasile e il Perù.

Il quest’ultimo, in particolare, è stato annunciato un progetto pilota per la riapertura di sedici scuole (solo una pubblica) a Lima, dove gli studenti frequenteranno in presenza due giorni a settimana per quattro ore.

Tuttavia sono solo seimila scuole che si sono attrezzate per fare lezioni in presenza, numero che ospita soltanto il 2,9 per cento degli studenti immatricolati. Per tutti gli altri, l’attesa è ancora lunga e le scuole restano chiuse. 

Anche chi ha i mezzi per accedere alla didattica a distanza ha iniziato a risentire delle scuole chiuse. I bambini non hanno vissuto una sana socialità per un periodo troppo prolungato.

E’ il caso di Margherita, expat a Lima, che ha scelto di tornare nel proprio paese natale per questo anno scolastico per permettere ai suoi bambini di non perdere un ulteriore anno di normalità scolastica. 

Perù: un lockdown molto duro

Residente a Lima da gennaio 2020, Margherita è arrivata in Perù per via del lavoro del marito – diplomatico all’ambasciata italiana – insieme ai loro tre bambini, Diana, Gemma e Lucio, che oggi hanno rispettivamente cinque anni, tre e mezzo e due.  

Seguire il percorso di un diplomatico significa partire, dopo un primo anno a Roma, in una sede straniera per un periodo di quattro anni e poi una seconda sede straniera per altri quattro anni. Dopo il secondo mandato si torna a Roma per minimo due anni, per poi ripartire nuovamente.

Per la famiglia, l’esperienza peruviana è stata preceduta da quattro anni a Minsk, capitale della Bielorussia.

Quando la scuola è iniziata, il 15 marzo 2020, eravamo arrivati a Lima da un paio di mesi” racconta Margherita.

Neanche il tempo di ambientarsi: il 16 marzo è stata annunciata la chiusura delle scuole e l’inizio del lockdown. A mio parere il periodo del sconfinamento in Perù è stato più duro di quello italiano. 

Il coprifuoco iniziava alle 4 del pomeriggio e terminava alle 8 del mattino seguente, nei giorni feriali. Successivamente è stato posticipato alle 6. Era consentito andare a lavorare – se richiesta la presenza indispensabile -, in farmacia o spostarsi per il rifornimento di cibo, ovviamente una sola persona per famiglia.

Durante il fine settimana il coprifuoco era totale. Era proibito uscire e i negozi erano chiusi: dalla finestra non vedevi nessuno ed era un coprifuoco armato, ovvero c’era l’esercito per la strada.

Per ridurre ulteriormente il numero di persone in giro, per un breve periodo agli uomini era consentito di uscire nei giorni dispari e alle donne nei giorni pari. 

Fortunatamente questa regola è stata sospesa dopo poco tempo e il motivo era abbastanza comico: si sono accorti che nei giorni in cui tutti gli uomini andavano al supermercato si creavano tanti ingorghi perché passavano il tempo al telefono con le mogli.

Per quel che mi riguarda, la nostra vita in quei mesi non è stata per nulla semplice. Stavo a casa tutto il giorno con i bambini, da sola, e mio marito rientrava la sera tardi – ben oltre l’orario del coprifuoco – per permettere il rimpatrio di tutte le persone che chiedevano il rientro in Italia.

Con i tre bimbi non potevo uscire a così cercavamo di fare la spesa online, che arriva a singhiozzi”. 

Una nuova routine

A poco a poco le restrizioni sono diminuite: un adulto poteva uscire con due bambini mezz’ora al giorno a massimo 500 metri da casa e rendendo impossibile qualsiasi contatto sociale.

I controlli esistevano davvero” garantisce Margherita “anche se per ovvi motivi nei quartieri più popolari erano un po’ più blandi. 

Anche il cortile condominiale era chiuso, e oggi, che c’è più libertà di movimento, oltre alle scuole chiuse le aree gioco pubbliche continuano a essere recintate. I miei per fortuna sono in tre, e si facevano compagnia, perché per tanti mesi non abbiamo potuto vedere altri bambini.

Dopo qualche settimana nella scuola materna delle mie figlie è partita la DAD. Abbiamo deciso di non aderire perché non avevano ancora una buona conoscenza della lingua. Inoltre per me organizzare il collegamento con due classi diverse sarebbe stato complicato. 

Mi sono attrezzata per dare loro una normale routine per scandire la giornata, e la mattina ‘facevamo scuola’, cercando di fare un po’ di homeschooling con l’aiuto di una collana di libricini che si chiama Coquito.

Quando guardo a quel periodo ammetto che sia stata molto dura per me. Mio marito era assente tutto il giorno e, essendo una famiglia da poco espatriata, non avevamo il supporto di familiari o conoscenti.

Tuttavia ero l’unico punto di riferimento per miei figli, quindi ho fatto di tutto per non perdermi d’animo!”

Scuole ancora chiuse? Torniamo a casa

Oggi in Perù si ritorna lentamente alla normalità e il coprifuoco è stato limitato alla fascia notturna, dall’una alle 4.

Tuttavia, fatta eccezione di qualche progetto pilota, quasi tutte le strutture scolastiche non sono considerate adatte alla didattica in presenza. La maggior parte delle famiglie non possiede un PC o una connessione internet valida per una partecipazione costante alla DAD.

L’anno intero di restrizioni ha ridotto al minimo la dimensione sociale dei più piccoli” spiega Margherita. “Per tutti è stato faticoso, ma nei bambini noto una certa difficoltà a tornare a frequentare spazi pubblici chiusi, come negozi o musei o avere contatti con le persone fuori dalla propria famiglia. 

A loro è stato proibito l’ingresso in luoghi pubblici fino a dicembre 2020. A dicembre, quando ci si poteva finalmente muovere, abbiamo portato i bambini in uno scavo archeologico e abbiamo dovuto pregare per farli entrare, nonostante fosse all’aperto.

Sembrava quasi che la comunità si fosse abituata a vivere ormai ‘senza bambini tra i piedi‘.

Inoltre è ancora in vigore l’obbligo della mascherina all’aperto a partire da 2 anni e da poco tempo anche la doppia mascherina nei luoghi chiusi.

Quest’estate siamo finalmente rientrati in Italia per visitare la famiglia. Io e mio marito abbiamo a lungo riflettuto sulle alternative. Volevamo evitare di ritrovarci un altro anno con le scuole chiuse.

Di fronte al rischio di trascorrere un altro anno senza scuola, abbiamo deciso fosse più vantaggioso – per me e i bambini – fermarsi in Italia per quest’anno scolastico.

Inoltre a questa situazione si è aggiunta la novità di una nuova gravidanza per me, e restando qui posso contare sul supporto della famiglia nei mesi subito successivi al parto, aiuto che non potrei avere in Perù perché probabilmente non si potrà ancora viaggiare facilmente. 

E così è arrivato velocemente il primo giorno di scuola: Diana, la più grande, ricorda ancora gli amici ed è felice di questo inizio: gli altri due sono più piccoli ma sono trascinati dal suo entusiasmo”.

Vivere il presente

Un anno a Bologna, uno a Lima, due a Roma, e poi chissà. Questo è il futuro che attende Margherita e i bimbi, che prevede un veloce riadattamento al cambio di scuola/amici. 

Devo ammettere che mi dispiace molto di aver dovuto interrompere la nostra parentesi peruviana. Pandemia a parte, a Lima ci siamo trovati bene da subito. Nonostante la gravidanza, credo che con la garanzia della scuole aperte saremmo rimasti lì.

Ora le bimbe si sono ambientate a Bologna velocemente e mi hanno già detto che non vogliono tornare a Lima. Probabilmente il prossimo anno non sarà semplice cambiare nuovamente e neanche quello successivo, perché Roma è Italia ma comunque un’altra città. 

Tuttavia questo aspetto non ci preoccupa troppo. Siamo abituati a vivere il presente e non facciamo mai programmi a lungo termine. Crediamo che le cose – come insegna la pandemia – possano anche cambiare in fretta. 

Da parte mia posso dire che avere la famiglia vicino rappresenta un supporto sicuro. In particolare se stai affrontando la tua quarta gravidanza, e anche perché questa volta saranno due gemelli! 

Ma d’altro canto non posso negare tutta una serie di difficoltà legate al riambientamento qui.

Non è sempre facile riadattarsi alla routine della propria famiglia di origine. Alcune abitudini che non fanno più parte del mio quotidiano e non è sempre facile allinearsi sulle differenze!

Devo ammettere di essere ancora un po’ spaesata nella mia città di origine. Dopo tanti anni lontana da casa a volte qui mi sento un’estranea.

Anche le restrizioni nei confronti della pandemia sono totalmente diverse.

C’è molto più contatto sia tra i bambini che tra gli adulti. Ho incontrato più persone qui in poche settimane che a Lima in un anno e mezzo. Questo ritorno improvviso alla normalità a volta mi crea ansia”.

A breve il marito di Margherita tornerà a Lima per continuare il proprio mandato. Un’assenza importante per lei e per i bambini. 

Come la gestiremo la distanza? Ancora non lo so. I bimbi sono stati lontani dal papà solo per un breve periodo, ma erano piccoli ed è passato tanto tempo.

Non sono quindi abituati a una sua assenza prolungata e organizzare le videochiamate con il fuso orario non sarà semplice. Vedremo, per ora sono ottimista e spero riusciremo a trovare un nuovo equilibrio anche in questa nuova fase di vita”.

Se hai bisogno di supporto e vuoi iniziare un percorso terapeutico, Transiti è qui per aiutarti: offriamo tre colloqui gratuiti per il mese di maggio e giugno a italiani all’estero che vivono situazioni di pandemic fatigue. Registrati e prenota il tuo colloquio qui.