Trailing Spouses: Quanto posto c’è per noi nella valigia?

Strascicati. Trascinati. Che inseguono. In svantaggio. Queste sono solo alcune delle possibili traduzioni dall’inglese all’italiano del termine trailing con il quale si tende ad indicare quelle persone che scelgono di seguire i propri partner all’estero.

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Partire insomma, per inseguire dipendenti di società multinazionali, diplomatici, medici e accademici che tra le altre cose risultano anche i propri compagni (o compagne!) di vita.

L’immaginario collettivo spesso dipinge questi coniugi trascinati come donne, eterosessuali, dai 30 ai 45 anni circa, con figli (meglio se tanti), o che abbiano almeno un progetto di maternità in corso. Donne amareggiate, che hanno dovuto sacrificare la propria carriera e la propria vita sociale per mantenere unita una famiglia overseas in cui il compagno sta sfruttando pienamente il flusso di opportunità generato dai continui spostamenti che l’azienda o l’ente per cui lavora gli propone in cambio di considerevoli balzi in avanti nella propria carriera professionale. C’è da dire che, a volte, l’immaginario collettivo non è così sprovveduto come lo si dipinge.
Seppure il fenomeno stia assumendo forme sempre più eterogenee, in cui esistono anche dei trascinati maschi, e non necessariamente genitori ed eterosessuali, la gran parte degli expat all’inseguimento del partner rimane fedele al profilo classico di donna e madre.

Al di là del profilo demografico, sarebbe importante notare i processi e le difficoltà che sottostanno a questo particolare tipo di condizione familiare e individuale che per decenni è rimasta segregata all’interno dei vari circoli delle comunità straniere sparse un po’ in giro per il mondo. Questi ambienti troppo spesso hanno sostenuto implicitamente l’idea che l’unica soluzione per i partner dei lavoratori expat fosse l’accettazione della propria condizione con un’eventuale spostamento (o forse trascinamento?) dell’impegno personale dal piano professionale a quello familiare, o al volontariato e alla beneficenza in contesti protetti.


L’avvento del web 2.0 ha dato una grande opportunità di racconto e di incontro a tutte quelle soggettività che per motivi geografici, fisici e logistici facevano fatica ad incontrarsi nella vita reale. I trailing spouses sono stati tra i primi e più abili utilizzatori della rete in questo senso; si sono incontrati, si sono raccontati, e oggi fanno parte di grandi comunità a volte anche molto unite in cui spiccano esempi considerevoli di solidarietà reciproca e mutuo aiuto. La capacità di farsi sentire ha attirato l’attenzione di molteplici osservatori, permettendo l’avvio e l’approfondimento della ricerca a più livelli, una ricerca focalizzata soprattutto sull’esperienza e sui vissuti di queste persone.

Il paradosso del trailing spouses

Flavia Cangià, in un interessante studio su questo tema, sostiene che il fenomeno del trailing spouses crea un paradosso in termini di precarietà. Generalmente, lo stare con la famiglia può generare sentimenti di sicurezza e tranquillità. In questo caso è la scelta stessa di muoversi per la famiglia che può generare la condizione di precarietà, la quale è comunque vissuta da entrambi i coniugi. Un paradosso che vede nell’immaginazione e nella creatività una chiave di lettura molto interessante. La precarietà può essere strettamente collegata con il processo dell’immaginazione.
Lo sviluppo temporale dell’immaginazione nei trailing spouses in difficoltà spesso si focalizza sul passato e tende a esplorare le esperienze precedenti solo al fine rappresentare alternative possibili a quello che si sarebbe dovuto fare, invece che partire, inseguire ed essere trascinati. In questo tipo di utilizzo dell’immaginazione il futuro è sospeso e attorniato da un’aura di insicurezza e immobilità per quella che sarà la prossima destinazione.

Tuttavia la mobilità costante e la complessità delle traiettorie di lavoro possono rappresentare un’occasione per una nuova e creativa l’esplorazione personale. La sfera privata dei legami intimi nella mobilità può diventare l’occasione per confrontarsi e rivisitare i ruoli di genere e familiari all’interno della coppia ma non solo. La rinegoziazione dei ruoli familiari nella mobilità diventa importante per affrontare i temi della disoccupazione o l’isolamento. Per alcuni sposi di sesso maschile, la stessa transizione alla disoccupazione può offrire la possibilità di recuperare relazioni familiari e di esplorare possibilità di sviluppo personale anche in questo contesto.
Qui il senso di precarietà è stato affrontato con un immaginazione creativa che non si è concentrata sugli eventi passati ma ha fatto del presente il suo principale campo d’azione. Non è difficile collegare questo tema a tutti quei trailing spouses che reinventano la propria figura professionale e relazionale alla luce del nuovo contesto. Vite che assumono nuove forme, non senza difficoltà, accettando anche importanti compromessi e rinunciando a molte gratificazioni.

L’immagine della coppia globetrotter dinamica e proiettata verso l’ignoto rischia di vacillare quando la stessa precarietà insinua dei dubbi sulla continuità della propria esistenza e sull’immobilità del proprio tempo e delle proprie relazioni. L’opera di narrazione delle storie e la condivisione di strategie efficaci da parte dei trailing spouses ha posto un’importante base da cui partire per affrancarsi dal ruolo di passività di chi parte trascinato, non negando le difficoltà e le criticità del fenomeno ma approfondendone la complessità dando voce e dignità alle tonalità emotive di cui si colorano le nostre fantasie, le nostre precarietà e le nostre scelte.

 

NOTE

  1. Cangià, F. (2018). Precarity, Imagination, and the Mobile Life of the ‘Trailing Spouse’. Ethos46(1), 8-26.