Lo sguardo di chi resta: un progetto di ricerca sui familiari di chi espatria 

Quali sono i vissuti dei parenti degli expat? Transiti lancia una ricerca per dare voce a un punto di vista poco esplorato

Come nasce la ricerca “Lo sguardo di chi resta” e a chi si rivolge

Vedere un familiare partire porta con sé un peso emotivo profondo e difficile da definire. Se un tempo il distacco durava i dieci giorni di un campo estivo, ora assume una forma più ignota: si prolunga nel tempo, non ha una data di scadenza, crea un’assenza a cui bisogna imparare ad abituarsi.

“Chi resta”, inteso come chi rimane nel paese d’origine e, in questo caso, in Italia, intraprende un processo di accettazione che inizia ben prima del giorno della partenza della persona cara. Mentre aiuta a preparare la valigia, quella in cui il familiare mette ambizioni, speranze e il desiderio di tingersi dei colori di altri luoghi, si scontra con la consapevolezza che, forse, per sé non c’è spazio. Il desiderio di non separarsi trova pace solo nell’accettazione: “lasciarlə andare” è un atto d’amore, anche quando significa accettare chilometri di distanza.

Dopo anni passati a costruire insieme una casa, una quotidianità, un legame fatto di supporto e di litigi, di abbracci e di parole trattenute, “chi resta” vede l’altrə imbarcarsi. Un ultimo abbraccio, un po’ più lungo degli altri. Un “buon viaggio” che è anche un augurio per la persona che diventerà.

Salutano con un sorriso, forse accompagnato anche da qualche lacrima, che nasconde spesso tristezza, una silenziosa preoccupazione ma anche orgoglio e speranza che trovi un altro posto nel mondo. Sono proprio questi, i vissuti che vogliamo ascoltare attraverso questa ricerca.

Lo sguardo di chi resta è un’indagine ci fa immergere nelle storie di genitori, sorelle/fratelli, cuginə, nonnə che vivono l’altra prospettiva dell’espatrio: quella di chi rimane. Una prospettiva poco esplorata ma a cui noi vogliamo provare a dar voce.

La ricerca e la metodologia utilizzata

Lo sguardo di chi resta è un progetto di ricerca finanziato dalla Fondazione Migrantes, realizzato in collaborazione con il Dipartimento di Culture, Politiche e Società dell’Università degli Studi di Torino e con la Pastorale Migranti. 

Transiti ha avviato il progetto con l’intento di indagare il benessere psicologico deə familiari di italianə che vivono all’estero, cercando di rispondere ad alcune domande: 

Qual è l’impatto a lungo termine della scelta di costruire la propria vita altrove? 

Quali sfide e opportunità incontrano i parenti degli expat? 

Quali dinamiche identitarie, affettive e relazionali si instaurano tra le persone coinvolte e tra le generazioni?

La raccolta dei dati si articola in due fasi. In una prima fase, più esplorativa, vengono condotti focus group e interviste individuali online: una modalità scelta per offrire uno spazio intimo in cui ogni partecipante possa raccontare liberamente la propria storia, con le proprie emozioni e i propri timori.

In una seconda fase, le tematiche emerse dalle interviste confluiranno in un questionario strutturato, pensato per raggiungere un pubblico più ampio. La scelta di operare interamente online nasce dalla volontà di estendere la ricerca a tutta Italia, coinvolgendo chiunque voglia condividere la propria esperienza, indipendentemente dalla distanza geografica da Transiti, garantendo in questo modo un campione rappresentativo e generalizzabile della popolazione italiana.

Cosa è emerso finora

La ricerca svolta finora ha permesso a Transiti di incontrare diversə familiari di italianə residenti all’estero: genitori, sorelle, cuginə, ognuno con una storia propria. La diversità di questi racconti, accomunati da alcuni fili conduttori, ma spesso molto diversi tra loro, rafforza l’importanza di continuare ad ascoltare voci sempre più varie per età, grado di parentela e provenienza geografica. È proprio questa varietà a restituire la complessità emotiva, sociale e culturale dell’esperienza di chi resta.

Attraverso le interviste abbiamo approfondito come viene vissuta la partenza deə proprə carə, come si cerca di mantenere la relazione a distanza e quali dinamiche emotive emergono nel tempo.

Ciao mamma e papà, io parto

La partenza viene vissuta in modo molto diverso a seconda del grado di parentela, della profondità del legame, di come la decisione arrivi e di quanto sia improvvisa o preannunciata.

Alcuni genitori raccontano di aver sentito che sarebbe successo: la voglia di esplorare il mondo neə proprə figlə era già emersa attraverso esperienze all’estero durante le superiori o attraverso l’esperienza Erasmus. La loro scelta di partire inoltre è nutrita spesso dalla volontà di cercare occasioni lavorative più soddisfacenti, che valorizzino maggiormente gli studi e la persona. Davanti a tali motivazioni, i genitori intervistati comprendono la loro decisione e mostrano anche un forte supporto; riconoscono che al loro posto, probabilmente, avrebbero intrapreso la stessa scelta. Talvolta rimpiangono di non averlo fatto.

Tra le sorelle di familiari all’estero, questo distacco spesso lascia un vuoto che talvolta non ci si aspettava. Una delle intervistate racconta come, pur non andando particolarmente d’accordo con la sorella, il vedere la sedia vuota a tavola o il non avere più qualcuno con cui battibeccare nel quotidiano l’abbia toccata nel profondo, e come ci sia voluto del tempo per abituarcisi. Un’altra sorella descrive invece la partenza del fratello maggiore come una forma di abbandono: lui era andato via quando lei era ancora bambina, lasciando a casa le sorelline per le quali era diventato un punto di riferimento.

I meme come metodo di comunicazione

La distanza trasforma profondamente la comunicazione. Quella spontanea di quando si vive assieme, come lo sfogo dopo una giornata storta o le poche parole scambiate prima del caffè al mattino, lascia il posto a qualcosa che richiede impegno e intenzionalità da entrambe le parti. Dalle interviste emerge come molti genitori trovino naturale sentirsi quotidianamente con lə figlə, adattando gli orari e imparando a usare i nuovi strumenti tecnologici, pur di mantenere viva la propria presenza. Alcuni scelgono anche di trascorrere periodi più lunghi all’estero, con il doppio obiettivo di coltivare il rapporto con lə nipotə e scoprire parti di mondo che non conoscevano.

Non è sempre così, però. A volte la distanza logora: tra mille impegni, trovare il momento giusto per una chiamata diventa difficile, e si ricorre a forme di comunicazione più leggere e immediate come i meme. Un’intervistata ha raccontato di fare fatica a sentire la sorella con regolarità, anche perché la telefonata, senza il linguaggio del corpo e la presenza fisica, le sembra una comunicazione incompleta. I meme sono diventati per lei un compromesso: un modo di dire “ci sono“, strappare un sorriso, e rimandare le conversazioni più profonde agli incontri di persona o alle telefonate più occasionali.

Sono l’unicə a vivere questo?

Nonostante il numero di italianə all’estero sia in costante crescita, non sempre avere unə familiare emigratə è un’esperienza che si riesce a condividere nel proprio contesto sociale. Quando accade, come nel caso di alcuni genitori intervistati con amicə che si trovavano nella stessa situazione, nascono occasioni preziose di sostegno reciproco. Quando, invece, non si conosce nessuno che viva qualcosa di simile, l’impatto emotivo diventa più difficile da gestire. Alcune intervistate hanno raccontato anche il peso di certi giudizi, come l’accusa velata di non voler abbastanza bene aə proprə figlə se si accetta serenamente la loro lontananza.

Altre, al contrario, vivono tutto con grande naturalezza: in una società in cui la mobilità è ormai diffusa e radicata, non sentono il bisogno di essere comprese o giustificate.

Come sta procedendo la ricerca e quali sono i prossimi passi

La fase delle interviste individuali, iniziata a dicembre 2025, si sta concludendo, con un totale di circa venti partecipanti. In parallelo, è in corso la costruzione del questionario, che approfondirà alcune delle tematiche emerse e permetterà di estendere la ricerca a un pubblico più ampio.

Al termine della raccolta dati, si procederà con un’analisi approfondita che costituirà la base per la stesura di un libro pilota su Lo sguardo di chi resta.

 

La tua voce è importante: partecipa anche tu alla ricerca!

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Per info: https://transiti.net/progetto/lo-sguardo-di-chi-resta/