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Esplorare, valorizzare, accettare “le” sessualità attraverso lo sguardo sex positive del Web 

di Gaia Figini

Parlare di positività, di questi tempi pandemici, evoca vissuti che hanno poco a che fare con aspetti gioiosi dell’esperienza umana. In realtà, parlare in termini positivi di sessualità è sempre piuttosto problematico nel contesto italiano che, del piacere, fa ancora un tabù. Lo scenario risulta, poi, ancora più complesso da quando la Rete ha creato ulteriori spazi in cui vivere le relazioni e l’intimità.

Di sessualità e Internet si parla spesso in termini di rischi legati ad attività come consumare pornografia o procurarsi informazioni riguardanti la sfera sessuale. O ancora come instaurare e intrattenere relazioni attraverso “nuove” modalità di vivere la sessualità, quali siti di online dating, o le forme di sexting e cybersex. In questa prospettiva, un quadro peggiore si delinea se al connubio Internet-sessualità si aggiunge la dimensione adolescenziale, creando così una triade pericolosa ed esplosiva.

Il rischio, se si adotta uno sguardo a priori giudicante nel guardare a questi fenomeni, è quello del riduzionismo, una semplificazione dell’intrinseca complessità del Web  e dell’esperienza della relazionalità online che, in linea con questo atteggiamento di diffidenza, rappresenta una forma di scambio sociale impoverito. Al contrario, “sentire” gli affetti online è parte integrante, complementare ed essenziale della nostra vita di relazione.

 

Sex Positivity

 

Preso atto delle criticità legate all’intrecciarsi di Web e sessualità, è importante sottolineare come gli ambienti online possano contribuire a un incontro fruttuoso tra le dimensioni della sessualità e della positività. Attraverso l’adozione di uno sguardo sex positive, l’accostamento delle parole “positività” e “sessualità” si tinge oggi di una sfumatura inedita.

Le espressioni sex positive e sex positivity possono a un primo impatto apparire, soprattutto a chi del sesso ha una visione tradizionalista, come etichette glamour circolanti sui social dietro cui si celano precise scelte estetiche adagiate su un vuoto valoriale di fondo. Queste espressioni rimandano invece a una visione della sessualità promossa da organismi istituzionali sovranazionali. L’OMS, ad esempio, adotta un atteggiamento positivo nei confronti della sessualità,  definendola dimensione centrale e complessa dell’esperienza umana che comprende aspetti cognitivi, emotivi, fisici, sociali e culturali e che si esprime su un ampio spettro.

Sessualità, salute, benessere e diritti sono, secondo questa filosofia, indissolubilmente legati tra loro e con la dimensione del piacere. Il diritto a vivere liberamente la propria sessualità, non unicamente a scopo procreativo, è pertanto riconosciuto come diritto umano da garantire non solo attraverso azioni di prevenzione, ma anche di promozione del benessere e della crescita personale. La sessualità non deve essere solo sicura, ma anche appagante, nutriente, dignitosa e giusta.

Tra i falsi miti che circondano la filosofia sex positive rientrano le idee che “essere sex positive” significhi “fare molto sesso” e con “chiunque” oppure “essere pro-pornografia”. Che si tratti, essenzialmente, di una “questione da donne” che rivendicano il loro diritto al piacere e alla promiscuità delle relazioni. Al contrario, le tematiche al cuore della sex positivity includono aspetti quali l’esplorazione e la conoscenza della propria sessualità a prescindere dalle svariate forme in cui si può manifestare, dal genere in cui ci si riconosce, dall’orientamento sessuale. E inoltre l’imprescindibilità del mutuo consenso e dell’agency individuale per vivere in maniera soddisfacente le relazioni sessuali e l’accettazione, senza giudizio, di qualsiasi forma di scelta intima e sessuale, a patto che avvenga nel rispetto di sé e dell’altr*. Adottare un punto di vista sex positive significa abbracciare un’idea di sessualità che va oltre gli aspetti comportamentali e la prevenzione dei rischi, che è intesa come naturale espressione del potenziale umano e come diritto da proteggere.

La prospettiva sex positive è quella adottata in questa rubrica, uno spazio in cui, a partire da oggi e con cadenza quindicinale, verranno proposti contenuti sulla sessualità, il Web e l’educazione sessuale per stimolare una riflessione positiva e costruttiva su questi argomenti.

Un “safe place” aperto alla partecipazione di tutt*: vi invitiamo a leggerci e a scriverci per la proposta di tematiche da affrontare.

 

 

Riferimenti bibliografici 

Beyens I, Eggermont S. Prevalence and Predictors of Text-Based and Visually Explicit Cybersex among Adolescents. YOUNG. 2014;22(1):43-65. doi: 10.1177/0973258613512923

Collins, R., Strasburger, V., Brown, J., Donnerstein, E., Lenhart, A., Ward, L. (2017). Sexual Media and Childhood Well-being and Health. Pediatrics. 140. S162-S166.10.1542/peds.2016- 1758X.

Gvero, S. (2016). Giovani, internet e sessualità: come è cambiato l’approccio delle nuove generazioni al sesso. Disponibile da: https://iosonominoranza.it/giovani-internet-sessualita/

OMS, Ufficio Regionale per l’Europa, e BZgA. (2010) Standard per l’Educazione Sessuale in Europa. Quadro di riferimento per responsabili delle politiche, autorità scolastiche e sanitarie, specialisti. http://www.fissonline.it/pdf/STANDARDOMS.pdf

OMS (2006). Defining sexual health. Report of a technical consultation on sexual health, 28–31 January 2002. Geneva (http://www.who.int/reproductivehealth/topics/gender_rights/defining_sexual_health.pdf).

Wallace, P. (2017). La psicologia di Internet. Milano: Raffaello Cortina Editore

Women and Gender Advocacy Center, Colorado State University. (n.d.). Sex Positivity. Disponibile online: https://wgac.colostate.edu/education/bodyimage/sex-positivity/

 

 

 

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