Abitudini consapevoli in espatrio: come la mindfulness può aiutare a navigare il cambiamento

La costanza nella pratica di Mindfulness può essere di grande supporto nella fase iniziale di un percorso di espatrio

Iniziare un percorso di migrazione è uno dei passaggi più trasformativi della vita. Cambiano i riferimenti, le abitudini, la lingua, il modo di percepirsi nel mondo. È una fase carica di entusiasmo, ma anche di incertezza, vulnerabilità e, spesso, solitudine. Proprio in questo momento di transizione, la pratica della Mindfulness può diventare un’ancora preziosa. Tuttavia, la vera sfida non è iniziare a praticare, bensì mantenere la costanza.

Quando tutto cambia, la mente cerca stabilità

All’inizio di un’esperienza di espatrio, la mente è continuamente stimolata: nuove informazioni, decisioni pratiche, aspettative personali e altrui. È facile sentirsi sopraffatti o “sempre un passo indietro” o ancora in uno stato di allerta costante. La Mindfulness, secondo la definizione di Jon Kabat-Zinn, è la capacità di prestare attenzione al momento presente in modo intenzionale e non giudicante (Kabat-Zinn, 1994).

La costanza nella pratica favorisce la creazione di una base interna di sicurezza, un punto di riferimento stabile che non dipende dal contesto esterno, ma dalla relazione che coltiviamo con la nostra esperienza. In questo scenario, la Mindfulness non serve solamente a calmare i pensieri, ma diventa uno spazio interno stabile in cui poter osservare ciò che accade senza esserne travolti.

La costanza nella pratica diventa allora una forma di casa interiore: qualcosa che resta, anche quando tutto è in movimento.

La letteratura sulle transizioni di vita, evidenzia come i processi migratori attivino una condizione di liminalità: una fase “di mezzo” in cui i vecchi schemi identitari non sono più pienamente validi e quelli nuovi non sono ancora stabilizzati (Van Gennep, 1960; Schlossberg, 1981). In questo spazio, la Mindfulness può sostenere la capacità di stare nell’incertezza senza ricorrere a strategie di distrazione o eccessivo controllo.

Praticare con costanza aiuta infatti a sviluppare la regolazione emotiva, la consapevolezza corporea e la flessibilità cognitiva, competenze particolarmente rilevanti nei contesti interculturali e di adattamento (Keng et al., 2011).

La pratica come alleata dell’identità in trasformazione

Migrare significa anche rinegoziare la propria identità personale e professionale. Spesso emergono domande profonde: Chi sono senza i miei ruoli abituali? Dove mi sento a casa? La Mindfulness, praticata con costanza, aiuta a stare con queste domande senza dover trovare subito una risposta.

Infatti la Mindfulness, praticata con regolarità, supporta un processo di “osservazione non identificata”: pensieri ed emozioni vengono riconosciuti come eventi mentali transitori, non come definizioni del sé (Shapiro et al., 2006).

Questo è particolarmente utile quando emergono sentimenti di perdita, nostalgia o disorientamento culturale. La pratica non fornisce risposte immediate, ma crea lo spazio per stare con le domande in modo più consapevole e meno reattivo. Non elimina le difficoltà, ma trasforma il modo in cui le attraversiamo.

Perché è difficile essere costanti all’inizio?

È molto probabile che se ci troviamo immersi in un processo di cambiamento come quello della migrazione, anche con un percorso meditativo già attivo, sperimentano un calo della pratica proprio nei primi mesi. Le ragioni sono condivisibili:

  • la sensazione di “non avere tempo”;
  • la stanchezza emotiva e cognitiva;
  • il confronto continuo con nuove priorità.

Dal punto di vista psicologico, questo è comprensibile: situazioni nuove e stressanti assorbono risorse cognitive ed emotive, rendendo più difficile l’accesso a pratiche riflessive (McEwen, 2007). In realtà, è proprio quando la pratica sembra più difficile che diventa più significativa. Inoltre, esiste spesso un’aspettativa implicita che la Mindfulness debba “ridurre lo stress” rapidamente. Quando ciò non accade, può emergere frustrazione. La ricerca mostra invece che i benefici più stabili derivano dalla continuità nel tempo, anche con pratiche brevi (Carmody & Baer, 2008). La costanza non nasce dalla perfezione, ma dalla gentilezza verso sé stessi che ci guida al prenderci cura di noi.

Costanza non significa rigidità

Essere costanti non vuol dire meditare un’ora al giorno o seguire una routine impeccabile. All’inizio di un importante cambiamento come nelle storie di espatrio, la costanza può assumere forme molto semplici e informali:

  • brevi momenti di consapevolezza del respiro;
  • una pausa di ascolto del corpo durante la giornata;
  • un momento serale per riconoscere come ci si sente, senza giudizio;
  • pratiche di grounding per sostenere il senso di radicamento.  

La Mindfulness si adatta alla vita reale, non il contrario. Anche una pratica breve, se ripetuta nel tempo, costruisce presenza e radicamento. Infatti anche pochi minuti, se ripetuti, contribuiscono a costruire stabilità interna.

Un elemento chiave della Mindfulness è l’atteggiamento. Essere costanti non significa aderire a uno standard ideale, ma sviluppare un rapporto gentile e realistico con la pratica. Studi sull’aderenza ai programmi mindfulness-based (MBSR) sottolineano come la flessibilità e l’auto-compassione aumentino la probabilità di continuità (Neff & Germer, 2013).

Trasformare l’esperienza di espatrio in terreno di pratica

La pratica di Mindfulness può rappresentare una risorsa preziosa per chi vive un’esperienza d’espatrio, soprattutto nelle fasi iniziali della migrazione. Tuttavia, proprio il contesto migratorio porta con sé ostacoli specifici che possono rendere la pratica più complessa e discontinua. Comprendere questi ostacoli non significa eliminarli, ma imparare a riconoscerli come parte integrante dell’esperienza di adattamento e della pratica stessa.

Gli ostacoli alla Mindfulness nel contesto expat non sono segnali di fallimento, ma indicatori di ciò che sta chiedendo attenzione. Instabilità, fatica, nostalgia, senso di non appartenenza possono diventare materiali preziosi di pratica se accolti con curiosità e gentilezza.

In questo senso, la Mindfulness non è una tecnica per adattarsi più velocemente alla vita expat, ma una compagna di viaggio che permette di abitare il cambiamento con maggiore presenza. Non elimina le difficoltà della migrazione, ma offre uno spazio in cui queste possono essere viste, sentite e attraversate senza perdere il contatto con sé stessi.

La forza della meditazione di gruppo nei momenti di cambiamento condiviso

Il cambiamento che viviamo in una traiettoria di espatrio è anche un processo condiviso. Lo stesso vissuto, infatti, spetta anche alle persone che sperimentano le stesse esperienze e la rete intorno a noi. In un contesto di cambiamento condiviso, quindi, la pratica meditativa in gruppo assume un valore ancora più profondo. Meditare insieme ad altri crea infatti uno spazio sicuro di presenza e ascolto, in cui l’esperienza del cambiamento viene riconosciuta e sostenuta collettivamente.

La dimensione di gruppo rafforza il senso di appartenenza e normalizza le emozioni legate all’incertezza: ciò che si vive individualmente trova eco negli altri. La pratica condivisa amplifica inoltre la qualità dell’attenzione e dell’intenzione, rendendo più accessibile uno stato di calma, radicamento e apertura. In questo modo, la meditazione non è solo uno strumento di benessere individuale, ma diventa un atto relazionale che favorisce resilienza, connessione e fiducia reciproca nell’attraversare il cambiamento insieme.

Un piccolo impegno quotidiano come atto di cura

La costanza è un atto di fiducia: nella pratica, nel processo e in sé stessi. E, passo dopo passo, diventa una risorsa silenziosa ma potente per vivere il cambiamento con maggiore presenza e compassione. All’inizio di un percorso d’espatrio, può essere utile formulare un’intenzione chiara ma gentile: “Mi concedo ogni giorno un momento per tornare a me”. La costanza diventa così un atto di cura e di fiducia nel processo di adattamento. Non importa come va la pratica, è importante tornarci.

Nel tempo, la Mindfulness non elimina le difficoltà della migrazione, ma aiuta ad attraversarle con maggiore presenza, resilienza e compassione.

Un invito per te da parte di Transiti

Transiti organizza Spazio Mindfulness, un percorso strutturato, ispirato al famoso corso MBSR, con l’intento di guidare i partecipanti all’avvio della pratica meditativa nella propria quotidianità di vita all’estero. Lavorando in gruppo si costruisce insieme uno spazio di continuità e contenimento, non eliminando la complessità ma attraversandola con maggiore consapevolezza e stabilità interiore. A partire da Marzo 2026 inizierà il corso online, composto da 6 incontri a cadenza settimanale, dove sarà possibile sperimentare varie tecniche di rilassamento, meditazione e centratura insieme, e ognuno all’interno della propria traiettoria d’espatrio. Se la proposta ti interessa, scrivici a elisa.ingegneri@transiti.net per ricevere informazioni sulle date e i costi del corso. Puoi iscriverti anche alla nostra newsletter per ricevere tutti gli aggiornamenti sulle nostre iniziative, cliccando QUI.

Questo articolo fa parte di una piccola serie sul benessere psicologico in mobilità internazionale, pensata per chi si trova in una traiettoria d’espatrio ma anche per chi quella traiettoria la osserva, talvolta da lontano.