Alla ricerca di un posto sicuro per parlare di sessualità

Educazione digitale e accesso al “safe web” per parlare di sessualità

La complessità e polarizzazione della sessualità in Internet 

Il Web: luogo di luci e ombre, di risorse e criticità. Nonostante l’apparente+ semplicità – illusione a cui contribuiscono le sue caratteristiche di velocità, ubiquità, accessibilità – Internet è innegabilmente complesso. Nei fenomeni di reciproca influenza e interazione in cui utenti e processi online sono coinvolti è facile confondere le dinamiche di causa-effetto: è il famoso cane che si morde la coda. 

Pare che i meccanismi disinibitori facciano del Web un Far West in cui soprattutto i/le giovani impersonano le vittime innocenti oppure i carnefici perversi ai quali Internet offre un ambiente aggiuntivo per attuare le condotte più devianti e turpi. Lo sguardo (adulto) semplificante che adotta questi preconcetti riguardanti sessualità, adolescenza e Internet rischia di generare equivoci in cui i potenziali – drammatici – rischi conseguenti ai comportamenti online (ad esempio: quelli derivanti dal consumo di pornografia violenta o le vicende di sextortion e revenge porn che possono seguire l’attività di sexting) vengono confusi e identificati con le attività stesse. 

Il Web come “safe place”

Le numerose zone d’ombra del Web nell’ambito della sessualità sono anche quelle a cui si dà maggiore risonanza mediatica. Ma nel prendere in considerazione le modalità con cui il Cyberspazio ha trasformato la relazionalità e la sessualità umane non può essere escluso uno sguardo più “normalizzante”, che tenga conto delle motivazioni, delle variabili contestuali e delle funzioni che le attività sessuali online possono ricoprire per i processi maturativi dei e delle giovani. 

La complessità di Internet è specchio dell’umana ambivalenza: non esiste un Internet “completamente buono” o “completamente cattivo”, nemmeno per quanto riguarda le dimensioni dell’intimità e della sessualità, aree in cui l’ambiguità dell’online sembra esprimersi alla massima potenza. 

La sfida diventa, allora, quella di smarcare il Web dal pregiudizio che lo concepisce unicamente come promotore di atteggiamenti e comportamenti dannosi sfruttandone gli aspetti che ne fanno un valido ambiente informale per parlare di sessualità e diffondere una visione sex positive.

Ampliando l’immaginario sulle possibili modalità di vivere la sessualità, la sex positivity fa spazio a un discorso meno giudicante, tradizionalista, eteronormativo e maschilista sul sesso, sui corpi, sul piacere, sull’identità sessuale che trova abbondante spazio e risonanza in Rete. Il Web si configura allora come un “safe place”, una zona franca per i/le giovani che si interrogano sulla sessualità, che desiderano confronto e accettazione e che faticano a trovare risposte adeguate da parte del mondo adulto. Attraverso la voce di professionist*, attivist*, collettivi, associazioni che mettono a disposizione conoscenze e competenze attraverso le proprie pagine social, Internet diventa fonte informazionale che può integrare le lacune dell’educazione sessuale scolastica o controbilanciare i messaggi stereotipati sulla sessualità veicolati dalla pornografia mainstream, storicamente identificata come la “cattiva maestra” del Web. 

Se questa “rete virtuosa” rappresenta, da un lato, una risorsa per approcciarsi a se stessi e alla relazione in maniera più sana, dall’altro le caratteristiche strutturali e di funzionamento del Web non rendono sempre facile la fruizione di questi contenuti. Sembra che per sfruttare queste risorse si debbano possedere, anticipatamente, le giuste “chiavi di accesso”

Parole-chiave, caratteristiche e predisposizioni individuali, variabili ambientali che facilitano il primo accesso o la cui mancanza può precludere il contatto con queste fonti; al contrario, dopo aver varcato per la prima volta la soglia della “rete virtuosa” sarà piuttosto agevole trovarsi a rimbalzare tra questi nodi che rimandano ad altri nodi, in un gioco intricato di condivisioni, menzioni, re-post, partnership e collaborazioni tipico dei social network.

A fronte di questa criticità, per imparare a orientarsi nell’apparentemente illimitata disponibilità di contenuti dell’online, è necessaria un’educazione al digitale intesa come allenamento al consumo critico delle informazioni e capacità di formulare le ricerche attraverso le giuste domande. 

Rendere accessibile e quindi fruibile questo corpus di conoscenze superando l’ostacolo della chiave di accesso è importante per non generare né alimentare ulteriori forme di divide sociale derivanti dal possesso pregresso del “giusto” paio di chiavi. Poiché spesso, ad esserne sprovvisti, sono proprio coloro che maggiormente beneficerebbero dell’accoglienza all’interno di questo “posto sicuro”.