Mindfulness, momento presente, qui ed ora, atteggiamento non giudicante. E sull’altro polo espatrio, processi migratori, trasferimento all’estero, traiettorie di mobilità.
La mindfulness è una pratica che invita allo stare piuttosto che al fare, è l’allenamento nel portare attenzione al momento presente accogliendolo così com’è, senza giudizio. Come ci ricorda Jon Kabat-Zinn “Il momento presente, quando viene riconosciuto e onorato, rivela un segreto semplicissimo, davvero magico: è il solo momento di cui disponiamo. Il presente è il solo momento in cui possiamo percepire, sentire, imparare, agire, cambiare, guarire. Per questo diamo un valore tanto grande alla consapevolezza momento per momento”. Come ogni pratica o nuova abitudine, anche la mindfulness richiede tempo per essere appresa e integrata.
Mindfulness e incertezza nei processi di espatrio
Praticare la mindfulness in contesti di espatrio può essere una modalità di presa di cura di sé davvero efficace. I numerosi cambiamenti che caratterizzano questi percorsi attivano, inevitabilmente, una molteplicità di vissuti emotivi. I ritmi dettati della nostra società, orientati al multitasking e alla velocità, sono però spesso distanti da ciò che la mindfulness propone.
Se da un lato è vero che la mindfulness può offrire un valido supporto al vissuto di chi si trova in una traiettoria di espatrio, dall’altro è altrettanto vero che questa esperienza espone la persona a un elevato livello di incertezza. L’incertezza è infatti un sentimento inevitabilmente comune in chi affronta percorsi di mobilità. Chi vive un processo di espatrio si confronta con una reale mancanza di informazioni sufficienti, e questo accade in diversi ambiti: la cultura del paese ospitante, la lingua, le norme sociali, le norme implicite. Questo “non sapere abbastanza” genera spesso vissuti di ansia o preoccupazione, nei quali la persona è chiamata, senza molte alternative, a stare.
Questo tipo di incertezza trova le sue radici in una necessaria separazione tra il paese di origine e il paese di accoglienza. Il qui ed ora diventa quindi il nuovo contesto di vita, mentre il mondo interno costruito nel tempo – fatto di legami, valori e significati – è chiamato gradualmente a fare spazio a nuove esperienze.
Ri-centrarsi tra la terra di origine e il paese ospitante
Praticare la mindfulness in momenti di vita di adattamento al nuovo contesto può non essere immediato.
Le difficoltà possono emergere proprio nel soffermarsi in un “qui ed ora” che si va costruendo lentamente, mentre un “altrove” continua ad abitare la persona.
Nella vita di tutti i giorni, questo si traduce in una continua oscillazione: la mia prima lingua/la nuova lingua; le amicizie di una vita/le nuove relazioni; le vecchie abitudini/le nuove abitudini; la permanenza/il ritorno; i rituali con cui sono cresciuta/i nuovi rituali; le norme sociali che ormai fanno parte di me/le norme che non sento ancora mie; le credenze della mia cultura di partenza/le credenze della nuova cultura.
Sembrano quasi definirsi due poli: tutto ciò che appartiene alla terra di origine e ciò che appartiene al nuovo contesto. La “separazione” dai luoghi di provenienza è spesso intensa e la suo eco risuona tanto nei legami più significativi quanto in situazioni apparentemente di minor valore: dalle persone che amiamo, al panettiere da cui ci serviamo con fiducia e da cui ci presentiamo puntualmente ogni settimana.
Wanda Santi descrive questa condizione di “essere tra” individuando diverse dimensioni: tra due lingue, tra due tempi, tra due padri, tra il definitivo e il transitorio, tra due luoghi, tra due congruenze, tra il diritto e il dovere, tra la stima e il rifiuto, tra il fallimento e il successo, tra i soldi benedetti e maledetti.
In tali scenari, l’approccio mindfulness può rappresentare un valido strumento per accogliere i numerosi cambiamenti e permetterci di ricentrarci su quello che c’è. Nei momenti di incertezza la tendenza naturale è aggrapparci a ciò che conosciamo, a ciò che rappresenta per noi un’àncora che rimane mentre tutto intorno cambia. Nei momenti di adattamento ad un nuovo luogo va da sé che sebbene questo rappresenti una modalità di respiro per alleviare il senso di incertezza che ci pervade, al contempo può non essere la modalità migliore per iniziare a tessere piccole ma preziose costruzioni con il nuovo mondo con cui ci interfacciamo.
La mindfulness, così come il grounding, aiuta fortemente nel ritornare a sé, facendoci sentire presenti nel corpo e nell’esperienza, accogliendo ciò che accade fuori e dentro di noi. Oltre al senso di presenza, praticare la mindfulness può aiutare ad assumere un atteggiamento non giudicante verso quelle parti di noi che potremmo percepire come emotivamente instabili, spaesate e, appunto, incerte. Questo potrà permettere di accogliere ed affrontare tanto i vissuti emotivi quanto le esigenze concrete come l’apprendimento della nuova lingua, la ricerca del lavoro, la parte burocratica. È tanto importante quanto difficile, alle volte, lasciare in un altro spazio un “altrove” che ci portiamo dentro da sempre.
Perdite nei processi di espatrio
Chi migra attiva un processo che è caratterizzato da una serie di perdite.
Achotegui descrive il modello delle sette perdite legate alla migrazione, ovvero tutte quelle dimensioni di vita da cui ci si separa come inevitabile conseguenza dello spostamento dalla propria terra di origine. L’autore descrive come parte del vissuto nei processi di trasferimento possa essere considerato una sorta di lutto migratorio. Si tratta della “perdita” della famiglia e delle persone care, della lingua, della cultura e della terra di origine, dell’appartenenza a uno o più gruppi sociali e dei rischi fisici. Quest’ultima è meno correlata alle vicende d’espatrio, quanto piuttosto a quelle realtà migratorie in cui lo spostamento non avviene come scelta, circostanze in cui l’individuo può incorrere in situazioni che lo espongono a potenziali situazioni di pericolo.
Eduardo Brik aggiunge un ottavo tipo di perdita legata al “lutto professionale”, ovvero l’impossibilità di chi migra di poter esercitare la propria professione per motivazioni burocratiche o linguistiche.
Tali vissuti di perdita hanno un impatto emotivo in chi vive la traiettoria di mobilità e nelle persone che gli stanno “accanto” fisicamente e simbolicamente, e richiedono un tempo di ascolto per recuperare una nuova omeostasi di regolazione degli stati interni.
Accogliere la paura nel qui ed ora
In situazioni percepite come pericolose o incerte, la nostra mente agisce una funzione innata, tendendo a metterci in protezione. Il nostro cervello è per sua natura orientato alla sopravvivenza: l’attivazione dell’amigdala, piccola struttura cerebrale centrale per le emozioni, segnala la presenza di una potenziale minaccia.
Alla luce delle trasformazioni che caratterizzano i processi migratori è pertanto normale che si attivi il sistema di allerta e, di conseguenza, si sperimenti paura. Questo perché nella persona sta accadendo un delicato processo di presa di cura, tanto delle perdite quanto del nuovo con cui inizia a relazionarsi. Quando la paura emerge e tende a restringere lo sguardo, la mindfulness offre uno spazio di respiro: invita a osservare ciò che accade dentro di noi con attenzione e gentilezza, trasformando la paura da ostacolo a esperienza da comprendere.
Praticare la mindfulness in contesti di espatrio più essere complesso ma utile
Praticare la mindfulness mentre si vive all’estero può essere un’ottima possibilità per restare in contatto consapevole con il processo di cambiamento in atto. Permette di assumere uno sguardo attento e non giudicante verso se stessi, soprattutto di fronte alla percezione che si stia attivando una sorta di cortocircuito tra il me-di-là e il me-di-qui. Può essere inoltre un valido supporto nelle fasi di adattamento e per interrompere pensieri automatici di autocritica legati, per esempio, al “non sto facendo abbastanza”. La mindfulness è una tecnica da “praticare” che esula dalla logica del fare in maniera giusta o sbagliata.
È del tutto normale che possa essere difficile fare pratica di mindfulness in situazioni di forti stravolgimenti: alle volte, probabilmente, si ha solo bisogno di concedersi tempo, permettendo al cambiamento di trovare il suo ritmo.
Un invito per te da parte di Transiti
Transiti organizza degli incontri di meditazione a partire dal mese di gennaio 2026. Saranno incontri a cadenza fissa in cui, attraverso il contributo di diverse conduttrici, sarà possibile sperimentare varie tecniche di rilassamento, meditazione e centratura insieme a un gruppo di altre persone che vivono esperienze di espatrio. Se la proposta ti interessa, scrivici a elisa.ingegneri@transiti.net per ricevere informazioni. Puoi iscriverti anche alla nostra newsletter per ricevere tutti gli aggiornamenti sulle nostre iniziative, cliccando QUI.