PIENA: la comunità italiana (allargata) attorno a libri e storie

Intervista a Elisa di PIENA, libreria indipendente di Lisbona che da anni rappresenta un punto di ritrovo per la comunità italiana residente nella capitale portoghese.

PIENA come la Luna. Rotonda, completa, femminile. PIENA, come lo è stata per anni la minuscola libreria di Elisa e Sara, in quartiere Arroios, a Lisbona: piena di libri, persone, visioni, come recita lo slogan che la rappresenta. 

Fiume in PIENA. Essere PIENA. Fare il PIENO… Nello scegliere il nome giocando con questa parola, ‘Piena’ ci è sembrato il giusto augurio per la nostra piccolissima libreria: che fosse sempre piena”, racconta Elisa Sartor, libraia. 

PIENA è una libreria italiana indipendente, nata dal progetto di due amiche, Sara Cappai ed Elisa Sartor, che iniziarono a sognarla in pandemia, tra il 2020 e il 2021. Nonostante sia cresciuta – PIENA si è recentemente spostata in un altro spazio, più grande -, rimane molto frequentata; quell’auspicio iniziale sembra le si sia felicemente appiccicato addosso. 

La storia di PIENA

L’idea di rete è sempre stata alla base del progetto della libreria, nata proprio dal desiderio di Elisa di rammendare una maglia relazionale che era andata sfilacciandosi nella capitale portoghese: “In quel periodo avevo perso molte amicizie italiane a Lisbona, rientrate per via della pandemia. Mi sentivo un po’ sola. Ho scritto a Sara, editor che seguivo su Instagram, chiedendole se le andasse di creare insieme un gruppo di lettura in italiano. I libri sono sempre stati la passione di entrambe”. 

Sara mi svela quasi subito il suo sogno, aprire una libreria italiana Lisbona, e mi propone di farlo insieme”, racconta Elisa. 

Prima hanno lanciato il gruppo di lettura, incontri mensili all’aria aperta, ancora in pandemia: “C’è stata una buona adesione, soprattutto ragazze che stavano probabilmente attraversando la stessa fase di vita e gli stessi vissuti. Molte sono diventate nostre amiche”.

Dopo qualche mese, Elisa ha chiuso il progetto lavorativo di cui si occupava, mentre Sara ha mantenuto il suo ruolo di editor e content creator, e hanno iniziato a cercare uno spazio che diventasse casa per il loro progetto di libreria. “Siamo state le prime a metterci in fila per visitare un micro-spazio in affitto. L’agenzia immobiliare ci ha preso in simpatia, gli è piaciuta la nostra idea: 28 metri quadri di libreria indipendente, con una selezione molto personale delle case editrici che negli anni si è ampliata anche grazie ai gusti e ai contributi di nostri lettori e lettrici”, ricorda Elisa. In parallelo, il gruppo di lettura è continuato. Con il passare del tempo, quei 28 metri quadri si sono trasformati, ospitando eventi di tutti i tipi, in risposta a una community che cresceva intorno a PIENA. 

Pur essendo uno spazio minuscolo, era sempre colmo di gente ed entusiasmo”, dice Elisa, ricordando la prima sede. Come si spiega questa risposta appassionata? 

A Lisbona gli spazi culturali per italiani non mancano. C’era già l’Istituto Italiano di Cultura, e dopo PIENA è nato anche il Com.It.Es. Secondo noi, però, si sentiva il bisogno di uno spazio accogliente ma un po’ più informale. La nostra comunità è nata attorno al filo rosso dei libri, prima ancora che della libreria. Soprattutto nei primi tre anni di attività, le persone che frequentavano la libreria erano per il 70% italiane e per un 30% portoghesi amanti dell’italiano, per esempio giovani universitari che erano stati in Italia e volevano mantenere viva la lingua, oppure persone dai 60 anni in su che si dedicano ai corsi e alle lingue che amano. Qualunque fosse l’audience, però, tutto stava in piedi a partire dai racconti, dai gruppi di lettura, dagli eventi intorno ai libri, dalle storie; anche dalle nostre storie personali di espatrio, di italiane a Lisbona. Oggi sono un po’ cambiate le dinamiche”, ma la comunità è rimasta, attorno alle storie in cui ci si riconosce e a cui si sente di appartenere.

Una nuova casa per PIENA

A settembre 2025, infatti, PIENA si è spostata, trasformandosi: “Non ci stavamo più, eravamo tropp*! Le persone aumentavano e quello spaziettino era davvero minuscolo. Abbiamo ricevuto una proposta da Jacopo, di Piolalibri di Bruxelles, libreria indipendente con enoteca e cucina all’italiana, un progetto nato ormai 15 anni fa. Jacopo passava spesso a trovarci in libreria quando veniva a Lisbona, e ci diceva che avremmo avuto bisogno del bar. Da sole, però, non avremmo mai fatto quel passaggio. Jacopo, nel momento giusto, ci ha proposto di diventare socie, di allargarci, di aprire la caffetteria. Abbiamo trovato uno spazio adatto, nel momento ideale”.

Questo “salto” permette di mantenere e, anzi, abbracciare pienamente la natura ibrida che PIENA ha sempre avuto: uno spazio in cui i libri sono protagonisti; un locale per eventi e workshop; un luogo di passaggio o di più lunga permanenza, condizione oggi facilitata dalla presenza del bar e della cucina; una meta per turisti in transito o un soggiorno per chi è, ormai, di casa. 

Questo salto ha permesso a Sara e a me di dedicarci unicamente al progetto della libreria, ampliando il team a due persone, Giulia e Tommaso. Ora PIENA ha un calendario mensile fittissimo di eventi legati alla cultura italiana, e avendo anche la parte di caffetteria il pubblico si è ampliato molto. Passano a trovarci non più solo persone portoghesi italo-parlanti, ma anche ‘lisboetas’ (abitanti di Lisbona, ndr) in generale. Se uno non è interessato ai libri, lo diventa: magari viene a fare un aperitivo, ma poi, alla fine, si parla di libri. Non è sempre facile, è un progetto grande; le persone però ci ringraziano, ci fanno coraggio quando ci vedono stanche. Sentono che è un posto sicuro, accogliente”. 

Elisa, pur essendo entusiasta della crescita di PIENA, porta uno sguardo critico e consapevole, alludendo a un fenomeno più ampio, complesso e con implicazioni socio-politiche: quello della gentrification, in cui entrano in gioco dinamiche stratificate, quali cambiamenti nell’urbanistica, nel tessuto sociale, nelle attività commerciali delle metropoli, che riflettono trasformazioni controverse, processi al confine tra riqualificazione e appropriazione. 

Siamo un business commerciale, sì, ma abbiamo una veste di spazio culturale che non riceve fondi da nessuno. Tanti turisti, che magari vengono solo per i cappuccini a prezzi più popolari, dando per scontato che parliamo inglese e lo capiamo, assumendo che siamo ‘a loro disposizione’, contribuiscono comunque alla causa, sostenendo la libreria. Non abbiamo smesso di vendere libri, ne vendiamo più di prima”.

Libri che fanno comunità

Sotto gli occhi di Elisa, Sara, Giulia e Tommaso, la libreria si trasforma nelle varie fasi della giornata. La metamorfosi è scandita da pasti e caratterizzata da diverse fatte di popolazione: le colazioni e la lentezza del mattino; giovani che si trovano per studiare; gli aperitivi post-lavoro; le famiglie con bambini, al sabato, che portano i bimbi al parco giochi; gli eventi, numerosissimi e variegati. 

Per Elisa, sono i libri e gli spazi che li ospitano a fare comunità: “Io non vivo più all’estero, vivo qui e basta. Però, in questo strano processo che è il mettere radici all’estero, i libri ti possono salvare, dare aiuto quando ne hai bisogno. Puoi scoprirti, riscoprirti, ritrovarti nelle storie. La libreria con il suo potere trasformativo, per me, rappresenta l’archetipo del mago, capace di far continuare le persone a leggere: nella condivisione dello spazio fisico durante la lettura si creano legami particolari, intimi, intensi e duraturi. Ne sono un esempio i gruppi di lettura, che continuano da 4 anni, a prescindere da qualunque cambiamento attorno”. 

Sono passata da PIENA nell’estate 2025, durante una tappa a Lisbona del progetto di Transiti “Traiettorie in Europa”. Avevo intenzione di fare un rapido saluto, curiosa di conoscere un’altra libraia italiana in un paese estero, intrigata dall’idea di un luogo di lettura attorno a cui si è costruita una piccola comunità italiana. E’ finita che ho passato due ore dentro quella che era, al tempo, la minuscola PIENA: un lasso temporale in cui ho chiacchierato con Elisa e i suoi clienti (che, chiaramente, non sono solo clienti ma anche amic*); ho sfogliato libri, ho ascoltato storie di trasferimenti, di andate e rientri, ricordi e opinioni forti su una Lisbona che è cambiata e rimane amata “nonostante”. Ne sono uscita due ore dopo con un mazzo di carte Dixit, fondamentali per la conduzione di un workshop, in prestito: io e il mio collega avevamo dimenticato le nostre in Italia. 

Infine, ho sentito nell’aria la freschezza di un progetto: quello di trovare una nuova casa, più spaziosa, alla libreria, in modo da poter contenere tutt*. Per poter continuare a essere sempre e comunque piena