Genitori italiani fuori dall’Italia: una ricerca per dare voce ai loro diritti e bisogni

Da La Repubblica degli Stagisti e The Why Wait Agenda al tema delle famiglie in espatrio: la giornalista e imprenditrice sociale Eleonora Voltolina indaga, attraverso un questionario, come le italiane e gli italiani vivono la genitorialità al di fuori dei confini nazionali, per metterne in luce sfide, risorse, bisogni.

genitori italiani

Sono domande che non ti fa nessuno, ma che vorresti che ti facessero”. Secondo Eleonora Voltolina, giornalista e imprenditrice sociale con un’esperienza di genitorialità in Svizzera, quella delle famiglie italiane all’estero è una realtà poco visibile a livello sociale e politico. “Un tema importante e sottovalutato”, puntualizza in un post condiviso sul suo profilo LinkedIn. 

Voltolina ha deciso che quelle domande mai poste sull’essere genitore al di fuori dei confini nazionali le avrebbe fatte lei, attraverso una ricerca supportata da Fondazione Migrantes. D’altronde, mettere in luce le istanze di alcuni gruppi sociali per promuoverne il riconoscimento è sempre stato un aspetto fondamentale della sua professione, in cui il giornalismo rappresenta la leva per il cambiamento della società.

Nel 2009 Eleonora Voltolina ha fondato una testata giornalistica online – La Repubblica degli Stagisti -, dedicata ad accompagnare i giovani in quella delicata fase di transizione dalla formazione al lavoro. Le azioni di advocacy hanno portato al riconoscimento dei diritti di questa categoria e a cambiamenti concreti, generando un importante impatto sociale nell’ambito dell’occupazione giovanile in Italia. A questa direttrice si affianca, in tempi più recenti, il progetto The Why Wait Agenda, attraverso cui Voltolina si occupa del tema del fertility gap, ovvero dei fattori (economici, fisici, professionali, culturali) che ostacolano l’espressione del desiderio di genitorialità, aumentando il divario tra il numero di figli/e desiderati e il tasso di fecondità reale.

Infine, l’espatrio occupa, da sempre, un posto privilegiato nella vita professionale e personale della giornalista. Nel corso degli anni, l’interesse per questo tema e il modo in cui l’ha elaborato si sono trasformati, fino ad arrivare a una declinazione molto personale, frutto dall’intreccio tra le principali aree di interesse entro cui si muove, l’occupazione giovanile e la genitorialità. Un processo che oggi si traduce in un’importante ricerca sulle famiglie italiane all’estero. 

Comprendere i bisogni di questa fetta di Paese nel mondo assume una rilevanza progressivamente maggiore se si considera, accanto all’inverno demografico della penisola, che l’Italia residente all’estero è sempre più giovane. L’edizione 2023 del Rapporto Italiani nel Mondo (RIM 2023) di Fondazione Migrantes evidenzia come “l’Italia al di fuori dell’Italia”, o il “soft power dell’Italia”, come lo chiama il MAECI, sia cresciuta, dal 2006 a oggi, del +91%. In questo lasso temporale è aumentata la presenza dei minori all’estero (+78,3%), così come il numero di nascite al di fuori dei confini nazionali (+175%). 

Prendendo in prestito le parole di Delfina Licata, curatrice del RIM, “la ricerca serve a capire, pensare, proporre soluzioni”. E’ esattamente ciò che si presuppone di fare Voltolina con il suo questionario, il cui focus è sul significato dell’essere genitori fuori dall’Italia e il cui obiettivo è quello di ottenere un quadro inclusivo, composito e approfondito, che possa rispecchiare la complessità – e la varietà – delle famiglie italiane all’estero. L’esito sarà una pubblicazione in una prossima edizione del Rapporto Italiani nel Mondo.

Come è nata l’idea di una ricerca sulle famiglie italiane all’estero

Voltolina, a sua volta madre all’estero, definisce la sua “una vicenda di espatrio casuale”. Nel marzo 2020, il giorno prima della chiusura delle frontiere per il lockdown dovuto alla pandemia da Covid-19, Voltolina e la sua famiglia si trovavano in visita dalla nonna paterna nel Cantone di Vaud, in Svizzera, dove sono rimasti bloccati. Questa casualità è stata il pretesto per un inaspettato cambiamento di vita e di trasferimento da Milano, insieme al marito svizzero-belga e alla figlia. 

L’idea della ricerca non affonda però solo nel vissuto personale. Il progetto rappresenta il terzo step di un percorso più ampio, cominciato con un ebook del 2023, commissionato a Voltolina dalla Commissione Nuove migrazioni e generazioni nuove del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE). Raccoglie una dozzina di storie di persone italiane che hanno creato, nel paese di approdo, iniziative di volontariato che rappresentano peculiari declinazioni dell”’italianità”. Tre dei progetti, avviati da tre madri, riguardavano il tema dell’esposizione e della trasmissione della lingua italiana nei nuovi paesi di residenza (in Germania Nati per Leggere Essen, in Belgio Ad Alta Voce, in Thailandia BimbiItaliani).  

Dalle interviste sono emerse criticità, tematiche e vissuti comuni. La giornalista ha allora iniziato a domandarsi che cosa significasse essere genitori italiani fuori dall’Italia. Messo a fuoco questo argomento, l’ha approfondito raccogliendo una più ampia mole di dati qualitativi attraverso altre interviste. Il tutto è confluito in un saggio per il Rapporto Italiani nel Mondo 2023 intitolato “Del mondo o nel mondo. Gioie e dolori di crescere figli italiani lontani dall’Italia”. 

Da questi precedenti lavori è risultato chiaro quanto questo tema fosse importante e valesse la pena farne l’oggetto di una ricerca su larga scala. Il progetto è partito e si trova ora nel momento clou della raccolta dei dati tramite un questionario rivolto a persone italiane che vivono fuori dall’Italia e che crescono, all’estero, uno o più figli/e, oppure che sono rientrati a vivere in Italia con dei figli/e dopo un periodo all’estero. 

Quello della divulgazione del questionario è un momento complesso, perché per toccare il maggior numero di persone possibili ho bisogno di attivare delle reti di italiani all’estero. C’è una prima barriera, ovvero quella di arrivare a queste reti. E poi alcune sono più ricettive rispetto a certi temi”, racconta Voltolina. “Il passaparola è fondamentale”.

A chi si rivolge la ricerca 

Nel complesso quadro della migrazione italiana, le esperienze di genitorialità possono essere fra loro molto differenti per motivazioni, contesti di origine e di approdo, articolazione temporale del processo di mobilità, storia di partenze e rimpatri, solo per citare alcune delle variabili. Pertanto, l’espressione “famiglie italiane all’estero” può voler dire molte cose e prestarsi a fraintendimenti. Qual è, quindi, il target di questa ricerca?

L’importante è aver fatto un’esperienza di recente espatrio – essere cioè andati via dall’Italia non più di trent’anni fa –  e avere uno o più figli al di sotto dei 25 anni: il primo figlio deve essere nato dal 2000 in poi.  Le persone che compilano il questionario possono aver trascorso in passato un periodo all’estero con i loro figli, oppure trovarsi attualmente all’estero con loro. I figli possono essere nati in Italia o al di fuori di essa, e almeno uno dei due genitori deve essere di nazionalità italiana; se poi lo sono entrambi, possono fare tutti e due il questionario, e darci le loro voci distinte! Chiaramente la ricerca è aperta anche a genitori single. Stiamo raccogliendo storie molto eterogenee, anche di persone che hanno vissuto in più paesi. Non serve essere o essere stati iscritti all’AIRE. E, ovviamente, parliamo di tutti i tipi di famiglie”, specifica Voltolina.

Al momento, la maggior parte dei rispondenti è rappresentato da persone che si trovano attualmente all’estero, ma prossimamente cominceremo ad attivare la rete dei controesodati, ovvero degli italiani rientrati, prendendo contatto con i tanti gruppi esistenti. Speriamo abbian voglia di aiutarci!”, auspica la giornalista. 

Un target ad ampio raggio, in cui a essere fondamentale è l’intersezione tra genitorialità ed espatrio. Per riassumere: persone italiane che hanno contemporaneamente un’esperienza di genitorialità e di espatrio, anche conclusa. 

Una ricerca per indagare i bisogni delle famiglie italiane all’estero

La rilevanza di questa ricerca è confermata dalle molte persone che hanno già risposto al questionario. Le famiglie italiane all’estero sono ignorate dalle istituzioni, dai media, da tutti. La famiglia italiana all’estero, con le sue difficoltà, non è considerata nelle sue esigenze e istanze. Nessuno se ne occupa, da un punto di vista di politica, e di politiche. Ciò si traduce, però, in un buco nero dal punto di vista emotivo, psicologico, sociologico. Ti domandano perché sei emigrato, e si fanno ricerche sulle motivazioni che spingono a spostarsi. Oppure si fanno comparazioni tra le retribuzioni e i riconoscimenti a livello di carriera nei vari paesi, ma nessuno ti chiede mai: come ti senti a far crescere tuo figlio lontano dai tuoi genitori? Ti fa piacere che tua figlia cresca a contatto con una lingua che non è la tua? Come ti senti a sapere che frequenta un contesto scolastico in cui il sistema di valutazione è diverso, o dove vengono valorizzate competenze differenti rispetto a quella che è stata la tua esperienza di istruzione? Ti senti più supportato, nel crescere i figli, dallo Stato? Cosa significa, da genitore, vivere con il timore di sradicare tuo figlio o con la consapevolezza di dargli delle opportunità per il futuro?”.

Sono queste le famose domande che nessuno pone, e che i genitori italiani che crescono i figli all’estero vorrebbero sentirsi rivolgere. E allora, ci pensa Voltolina a farle. 

E’ una ricerca ad ampio raggio in cui indaghiamo tanti aspetti, per andare a restituire un quadro complesso e ricco di esperienze. Proprio perché vuole raggiungere un certo livello di profondità, il questionario è piuttosto lungo, ma non sto parlando di ore e ore! Ci vogliono circa 20 minuti per completarlo”. 

La missione della ricerca: restituire la complessità dell’esperienza di genitorialità all’estero

“Per come è strutturata, la ricerca permette di rilevare l’impatto di molte variabili che entrano in gioco quando ci si sposta con la famiglia, per la famiglia: il paese di approdo, l’età dei figli, il numero dei figli, il tempo di permanenza all’estero, il background culturale etc. E’ un modo per dare voce a un’esperienza peculiare, che ha delle sue sfide specifiche, poco indagata finora. Anche le risposte che arrivano sono complesse”.

E non ci sono naturalmente solo nodi critici e aspetti negativi. Essere genitori all’estero significa creare delle nuove modalità di essere famiglia. “Vivere immersi in realtà multiculturali permette di accrescere le proprie risorse, di creare reti e di riconoscersi in una comunità che stimola l’attivismo, il volontariato, l’associazionismo. C’è un modo peculiare di fare rete come italiani all’estero senza che ciò tolga nulla alla possibilità di vivere pienamente integrati nel paese in cui ci si è stabiliti”.

Rimpianto, orgoglio, paura, soddisfazione, tristezza. Le opzioni di risposta proposte dal questionario permettono di registrare contemporaneamente, per uno stesso quesito, vissuti anche contrastanti, rendendo giustizia a quella che è un’esperienza complessa, ambivalente. Le risposte permettono anche di uscire da certi clichés, togliendo la cataratta dagli occhi dell’opinione pubblica. “Chi dice che crescere figli in UK, per quanto sia un paese avanzato, sia più facile, se magari a Londra spendi 3000 sterline al mese per vivere in 70 metri quadrati?”.

Noi, mi ci metto dentro anch’io, siamo i primi a non volere che la nostra esperienza di genitori italiani al di fuori dell’Italia venga banalizzata”. 

Tra i temi psicologici più caldi che emergono dalle prime risposte rientrano il legame con le famiglie di origine (il senso di colpa per l’impossibilità di prendersi cura dei propri genitori o per la decisione di far crescere i figli lontani dai nonni); il senso di sradicamento (trovarsi a costruire una famiglia in un contesto che a livello culturale e sociale è strutturalmente molto diverso rispetto a quello da cui si proviene); l’aspetto identitario (sentirsi integrati nel nuovo contesto o sentirsi parte di una bolla culturale di altri italiani e italiane o famiglie internazionali); rivedere i propri paradigmi culturali, reinventarsi, ricostruire i ruoli familiari. 

Quello che Eleonora Voltolina ha imparato dalla sua esperienza svizzera è che “anche se il paese di approdo sembra simile a quello da cui si proviene, la challenge c’è lo stesso; anche se il salto sembra piccolo, il numero di km non determina la maggiore o minore difficoltà dell’esperienza di espatrio”

L’appello ai genitori italiani con esperienze di espatrio

Voltolina assicura che, finora, si tratta di una ricerca unica nel suo genere. “L’impegno richiesto per la compilazione del questionario può spaventare, ma c’è un controbilanciamento: la possibilità di far sentire le proprie istanze, di cogliere questa occasione speciale per raccontare questo pezzo di vita. Ogni genitore sa quanto la genitorialità sia un’esperienza fondante nella vita di una persona adulta, e questo questionario è a disposizione di quest’esperienza, a servizio della comunità italiana all’estero”. 

Quella di Eleonora Voltolina è una prospettiva interessante e insolita, che non è quella della ricercatrice accademica, bensì della giornalista e imprenditrice sociale. 

La sua visione è molto coerente con un cambio di paradigma, nell’intendere la mobilità internazionale italiana, di cui Transiti si fa promotrice: un’idea di espatrio come processo dinamico, che tiene conto di una traiettoria temporale che inizia prima del momento effettivo della partenza e che non si esaurisce con il momento di arrivo nel paese di approdo. Ma, anche, una visione di espatrio che si discosta dalla narrazione della “fuga” (di cervelli) individuale, per contestualizzarlo, invece, come movimento che coinvolge le famiglie nella loro interezza, includendo sia i membri dei nuclei familiari che si trasferiscono che quelli che rimangono nel paese d’origine e accompagnano i movimenti migratori da lontano.

Impazienti di leggerne i risultati sul prossimo Rapporto Italiani nel Mondo, non resta che invitare chi ci legge a partecipare alla ricerca, completando il questionario al link: https://fs25.formsite.com/ventidue/nig2lukmdg/index.