L’Accoglienza di Transiti

Un servizio che stabilisce un primo contatto con le persone italiane che vivono o hanno vissuto un’esperienza di espatrio che necessitano di una consulenza psicologica online o che desiderano conoscere meglio la realtà di Transiti.

servizio di accoglienza

Il servizio di Accoglienza, svolto all’interno di un unico colloquio online, gratuito, con uno psicologo-psicoterapeuta qualificato, ha lo scopo di stabilire un primo contatto con le persone (italiani/e che vivono all’estero o rientrati dopo un’esperienza di espatrio) che necessitano di una consulenza psicologica online o che desiderano conoscere meglio la realtà di Transiti. 

Bianca Casella, psicologa psicoterapeuta, racconta la sua lunga esperienza come responsabile del servizio di Accoglienza di Transiti, uno spazio pensato appositamente per mettere a fuoco le necessità di chi si trova in una traiettoria d’espatrio

L’esperienza di Accoglienza rappresenta prima di tutto un incontro tra due persone, “separate” (ma a me piace pensarle “unite”) da uno schermo. Come professionista ho sempre considerato un grande privilegio poter entrare nei mondi altrui, mediante gli incontri, specialmente i primi, con i pazienti. Definisco questo primo colloquio come una vera e propria “esperienza”, perchè credo che attraverso le parole si possa fare capolino, fin dove l’altro lo consente, nelle esistenze degli altri, nei piccoli universi del tutto personali, speciali, che contraddistinguono ogni essere umano. 

Insomma, non si tratta del semplice racconto delle vicissitudini di una persona in cerca di supporto, ma di uno scambio relazionale intenso, a cui ogni partecipante dà il proprio contributo mettendo in campo le proprie personali energie, risorse e competenze. 

L’Accoglienza: uno spazio di incontro

Ogni incontro che avviene nel servizio di Accoglienza è speciale ed irripetibile perché prende forma grazie ai contributi delle persone che lo animano. Di solito si crea una forte sintonizzazione che consente al/alla professionista di calarsi nei panni del/della paziente, di comprendere il suo stato emotivo “da dentro” e di rispondere in maniera empatica alle sue richieste. 

Il cliente, nonostante la distanza fisica, può avvertire una forte vicinanza, la presenza umana e professionale di una persona pronta ad accompagnarlo nella comprensione delle proprie difficoltà.

Una grande particolarità che contraddistingue l’esperienza di Accoglienza in Transiti, è il “pubblico” a cui essa si rivolge. Come psicoterapeuti/e abbiamo la grande opportunità di supportare le persone italiane in espatrio. Ci colleghiamo quotidianamente con persone che vivono in altri Stati, al di là dell’Oceano o in altri Continenti. Incontriamo connazionali con esperienze di vita incredibilmente arricchenti ma con le quali, a volte, devono “fare i conti”. 

Una finestra sul mondo dell’Altro

Attraverso i racconti che ascoltiamo nel corso dei colloqui di Accoglienza, abbiamo modo di entrare in contatto con altre realtà sociali e culturali, di toccare con mano la soddisfazione e al contempo l’enorme fatica che comporta la scelta dell’espatrio (o del rimpatrio), il complesso processo di adattamento al paese di arrivo (o riadattamento al contesto italiano) e il  dolore per il distacco dall’Italia.

Il setting online offre la possibilità di entrare anche concretamente nella dimensione di vita delle persone che ci contattano: possiamo osservare i quadri appesi alle loro pareti, vedere gatti che sfrecciano tra un tavolo e una sedia, avvertire i suoni dei luoghi in cui risiedono, osservare un diverso scorrere delle stagioni o un diverso momento della giornata rispetto a quello che stiamo vivendo dall’altra parte del video.

Durante i colloqui di Accoglienza ogni persona, a modo suo, svela alcuni pezzi della propria vita, di solito quelli più significativi o emotivamente intensi. Nello scorrere delle parole si crea un’atmosfera di intima vicinanza, in cui il cliente riesce a mostrarci il suo mondo, come se potessimo affacciarci per un po’ di tempo a una finestra aperta sulla sua esistenza.

Le tematiche che emergono nei colloqui di Accoglienza

Uno dei temi più condivisi in Accoglienza è il dolore per il distacco dagli affetti lasciati in Italia che, spesso, genera un forte dubbio:avrò fatto bene a partire? ne vale la pena? come sarebbe andata se non fossi partito/a?

Per coloro che, insieme a questo dolore, vivono la difficoltà di adattamento al Paese di espatrio, la fatica si moltiplica, provocando in alcuni casi una sintomatologia psicologica di cui sono preoccupati e per cui hanno urgenza di un confronto. 

Tra i maggiori ostacoli incontrati nel percorso di adattamento a un luogo straniero c’è sicuramente la difficoltà ad accettare un sistema socio-culturale spesso molto diverso da quello italiano, i cui valori di riferimento non sempre sono comprensibili o condivisibili se letti con le “lenti” della nostra cultura. In questo senso, durante i colloqui di Accoglienza, le maggiori complessità di vita emergono per alcune coppie miste, dove la meravigliosa unione tra due persone portatrici di culture differenti può, in alcuni casi, trasformarsi in uno scontro. 

Le differenze che inizialmente incuriosiscono e “aprono all’altro”, possono diventare delle montagne insormontabili che necessitano di un’accurata elaborazione per potere essere superate.

Un altro aspetto della esperienza di espatrio condiviso nello spazio di Accoglienza è il difficile vissuto di coloro che lasciano in Italia famigliari anziani o malati. Questa situazione genera un forte conflitto interno, ci si sente divisi tra la necessità di pensare al proprio futuro e la necessità di prendersi cura dei propri cari. Risulta difficile godere delle opportunità offerte dal Paese in cui si risiede perché si vive un intenso senso di colpa per le scelte compiute.

Anche la decisione di rientrare in Italia appare frequentemente nelle narrazioni nel corso dei primi colloqui. Può accadere che dopo una o più esperienze di espatrio si avverta la necessità di radicarsi, di individuare un luogo in cui stabilirsi in maniera più definitiva e in cui immaginare un futuro duraturo. Non sempre il Paese in cui si è vissuti per anni diventa “casa, in questi casi si riaccende il desiderio di tornare nella “casa di origine”. Prende così vita il progetto di rimpatrio. 

Il possibile rientro in Italia può essere portatore di tensioni interne: da un lato ci si sente attratti dagli affetti e da un ambiente e uno stile di vita familiari, dall’altro è arduo rinunciare alle possibilità economiche e professionali presenti in molti Paesi stranieri. 

Questa annosa scelta richiama alcune tematiche identitarie: “chi sono diventato dopo l’esperienza di espatrio?”. 

Non sento di essere del tutto la persona che era prima della partenza dall’Italia, ma non mi sento completamente un cittadino dello Stato che mi accoglie. Sono un ibrido, né carne né pesce, non appartengo esattamente più ad alcun luogo, o almeno non come prima”. Questa consapevolezza può essere dolorosa e indurre una sensazione di isolamento. Il colloquio di Accoglienza rappresenta quindi un utile spazio in cui comprendere che questa sensazione di “vivere a metà” tra un luogo e l’altro è connaturata all’esperienza di espatrio e necessita di essere elaborata per divenire una preziosa risorsa a cui attingere.

Verso un possibile percorso di psicoterapia

La parte finale dell’incontro di Accoglienza di solito è incentrata sulla possibilità di intraprendere un percorso di psicoterapia.

L’idea di affidarsi a un professionista spesso è vissuta in maniera ambivalente: “vorrei ma ho paura“, “sento di averne bisogno ma non so da che parte iniziare“. È responsabilità del professionista aiutare il cliente a comprendere cosa significa veramente essere in terapia, per consentirgli di decidere in maniera consapevole

La psicoterapia è una preziosa opportunità per imparare a prendersi cura di se stessi. Mediante il supporto dello psicoterapeuta si entra in contatto con le proprie risorse interne ed esterne utili ad affrontare gli ostacoli che periodicamente la vita ci pone davanti. La psicoterapia è un percorso verso l’autonomia, in grado di renderci liberi dalle nostre catene interiori, ma è necessario un piccolo atto di coraggio e di fiducia verso l’altro per poterne sfruttare appieno le potenzialità.

Come psicoterapeuta dell’Accoglienza, la mia speranza è che durante questi primi colloqui le persone vivano un’esperienza positiva di incontro con il professionista, che lasci loro la curiosità di continuare a guardarsi dentro e rinnovi il desiderio di prendersi cura di se stessi.

 

 

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